“Mamma non lasciarmi morire”: le ultime parole di un bimbo di 4 anni prima del decesso

Una mamma devastata dalla morte del figlio di 4 anni, racconta in tribunale le ultime parole del bimbo prima della prematura morte.

L’inchiesta sulla morte di Sheldon Farnell, bimbo di soli 4 anni deceduto a Sunderland nel 2018, continua. Il piccolo si è sentito male alla fine di novembre ed è stato portato dalla madre in ospedale. Il medico di turno ha deciso di tenerlo sotto osservazione per 24 ore, lasso di tempo in cui è sembrato che le condizioni del piccolo stessero migliorando. Durante il ricovero il pediatra aveva anche richiesto un esame del sangue per verificare che il bimbo non avesse contratto un’infezione.

Come da protocollo il pediatra ha dimesso il paziente e detto alla famiglia che i risultati dei test richiesti sarebbero stati comunicati telefonicamente. Il giorno seguente le dimissioni, i test hanno evidenziato un’infezione da streptococco. Il medico ha ritenuto che le sue condizioni non fossero talmente gravi da richiedere un ricovero immediato, poiché la cura di amoxicillina prescritta avrebbe dovuto agire sull’infezione. Invece le condizioni del piccolo sono peggiorate durante la notte e i genitori sono tornati in ospedale per farlo ricoverare. Un giorno dopo il ricovero Sheldon è morto in ospedale a causa della sepsi.

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L’inchiesta sulla morte del piccolo Sheldon va avanti da 2 anni e mezzo e ieri c’è stata un’udienza nella quale sono stati ascoltati sia la madre del piccolo che il medico imputato per negligenza. Il giudice ha il compito di valutare se il medico ha fatto tutto quanto in suo potere per salvare la vita del piccolo o se proprio le sue azioni hanno portato all’esito nefasto.

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Davanti alla corte, la madre del piccolo ha fatto leggere all’avvocato una lettera nella quale scrive: “Nell’ultimo giorno della sua troppo corta vita mio figlio mi ha pregato di non lasciarlo morire. Nessuno a 4 anni dovrebbe sapere cos’è la morte. Abbiamo supplicato per un aiuto e abbiamo supposto fosse corretto affidarci ai medici, ingenuamente lo abbiamo fatto, ed ora il mio unico figlio è morto. Mio figlio è morto tra le mie braccia”.

Anche il medico che aveva in cura il bimbo ha parlato davanti la corte, spiegando di aver agito seguendo il protocollo: “Ho visto Sheldon e non ho compreso quanto fosse grave la sua malattia, sarà un mio rimorso a vita. Si suppone che bambini non dovrebbero morire dopo aver ricevuto le nostre cure. Siccome ho visto che il bimbo stava migliorando, la madre chiedeva se potevano andare a casa e non sarebbero giunti risultati in giornata, il protocollo prevede che si resti in contatto con la famiglia per i dettagli. Chiaramente con il senno di poi sarebbe stato meglio se avessi atteso i risultati trattenendolo in ospedale”.