Sonia Fregolent, la senatrice della Lega al centro del caso ristori

Polemiche sull’onorevole Sonia Fregolent, la senatrice della Lega al centro del caso ristori: chi è e cosa è accaduto.

(screenshot video)

Avrebbe ottenuto un contributo di 240 euro come rimborso per i centri estivi organizzati dal Comune e ora su di lei si è scatenata la bufera. Parliamo di un’esponente del Senato della Repubblica, Sonia Fregolent, 46 anni, ex sindaco di un comune della provincia di Treviso, Sernaglia, del quale è tutt’ora consigliere comunale. Dopo il caso del bonus Iva scoppiato la scorsa estate, che coinvolgeva tre esponenti della Lega, ora la nuova polemica.

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Sonia Fregolent, considerata una salviniana di ferro, è laureata in Giurisprudenza ed è stata eletta in parlamento nel 2018 con la Lega, al Senato della Repubblica, nel collegio uninominale di Belluno. Prima dell’elezione, oltre a fare il sindaco, era dipendente di Azienda Sanitaria. Il suo comune di residenza aveva destinato 2.244 euro come contributo per i centri estivi.

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Perché Sonia Fregolent è finita al centro delle polemiche

Non vi erano soglie di reddito e per questo anche chi – come la senatrice – aveva un reddito alto, poteva tentare di accedere al contributo. Cosa che è puntualmente avvenuta. E che ha sollevato un incredibile vespaio di polemiche, in testa il Partito Democratico con alcuni esponenti locali, che domandano “con quale credibilità ora la senatrice possa rivolgersi alle famiglie  che stanno facendo pesanti sacrifici”. La cosa non è passata inosservata anche in casa Lega.

Nel partito di Matteo Salvini, sono in molti a chiedere che nei confronti della senatrice Sonia Fregolent, Segretario della Commissione parlamentare per le questioni regionali e membro della Commissione Igiene e sanità del Senato, vengano presi provvedimenti simili a quelli presi in passato. Il riferimento è ai tre esponenti leghisti che avrebbero indebitamente percepito il bonus Iva. Nessun commento da parte della senatrice sui social network, ma si è comunque giustificata spiegando: “Li ho donati all’asilo parrocchiale di Falzè”. Poi ha sostenuto di aver voluto dimostrare, facendo domanda, che il bando era scritto in maniera sbagliata. Qualcuno nell’amministrazione leghista di Sernaglia sicuramente non avrà preso bene questa sua giustificazione.