Alex Schwazer, non era doping: il caso viene archiviato

Ultimo atto del dramma sportivo vissuto dall’azzurro Alex Schwazer, non era doping: il caso viene archiviato dal Tribunale di Bolzano.

(Tullio M. Puglia/Getty Images for IAAF)

Nel 2016, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, il campione azzurro Alex Schwazer venne fermato ingiustamente. Anzi, i suoi campioni di urina furono con ogni probabilità alterati. A stabilirlo è il tribunale di Bolzano con una sentenza di primo grado che mette fine a cinque anni di calvario.

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Cinque anni che però nessuno restituire ad Alex Schwazer: l’altoatesino, per “colpa” di quelle analisi, ha dovuto infatti rinunciare a Rio. Il campione olimpionico altoatesino è stato trovato positivo ai metaboliti di testosterone nel corso di un controllo programmato, la notizia si diffonde a giugno. Mancavano davvero pochissimi giorni ai Giochi olimpici.

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Archiviato il caso di doping riguardante Alex Schwazer

Sospeso dal Tribunale Nazionale Antidoping fino al gennaio 2016, successivamente squalificato, il marciatore olimpionico a Pechino 2008 puntava a rientrare in forma per le olimpiadi di Rio e si stava allenando per questo obiettivo. Quanto accaduto il 21 giugno 2016 fu una doccia fredda. Il primo stop risale al 30 luglio 2012, pochi giorni alla marcia 50 km dei Giochi Olimpici di Londra. Lui ammette le responsabilità, si prepara a ripartire e riprende ad allenarsi. Addirittura, a maggio 2016, Alex Schwazer diventa campione del mondo nella marcia 50 km.

Insomma, è lui l’uomo da battere in vista dei giochi olimpici di Rio, ma appunto un mese dopo quella vittoria, viene diffusa la notizia della positività di un campione di urine prelevato il 1º gennaio 2016. Sono tracce di metaboliti di testosterone. Stavolta, il campione altoatesino si proclama fin da subito innocente. Iaaf e Wada nel frattempo lo squalificano nuovamente. Oggi il tribunale di Bolzano ha scritto un’altra pagina di storia in questa vicenda, accogliendo le tesi del pm, che non ha risparmiato bordate alle due associazioni. Il giudice, che di fatto scrive tardivamente la parola fine alla vicenda, ha archiviato l’atleta azzurro “per non aver commesso il fatto”. Chissà se alla soglia dei 37 anni, ora Schwazer troverà la voglia di rimettersi di nuovo in gioco. Con un campione come lui, nulla è da escludere.