Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che cos’è: le misure previste

Vediamo cos’è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di cui parla Draghi e scopriamo quali misure sono previste.

Durante il discorso al Senato del premier Mario Draghi si è parlato spesso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. A citarlo di continuo è stato proprio il presidente del Consiglio, spiegando come il piano di rilancio dell’Italia sia già tutto contenuto in questo documento e come adesso al governo spetti il compito di mettere in pratica le misure da esso previste per organizzare la ripartenza e la crescita economica e tecnologica del Paese.

Di fatto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono una serie di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione Europea in merito al progetto Next Generation Eu, ovvero il programma messo a punto dall’Unione Europea per rispondere alla crisi causata dalla pandemia su tutto il territorio e ripartire con uno slancio per recuperare il prima possibile il buco economico da questa provocato.

La prima bozza del piano è stata approvata dal consiglio interministeriale il 16 settembre 2020, mentre Camera e Senato l’hanno approvato il 13 di ottobre. Il documento è stato discusso con la Commissione Europea dal 15 ottobre e la sua versione riveduta e corretta è stata approvata dal Consiglio dei Ministri nel gennaio del 2021. Da allora è al vaglio delle due Camere, ma l’analisi dello stesso è stata ritardata dalla Crisi di governo e dalle consultazioni per la formazione di quello presieduto da Draghi.

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Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: quali sono le misure previste

In base a quanto si legge sul documento stesso, il Piano si propone 4 sfide e 6 missioni da portare a termine. Le sfide sono le seguenti: migliorare resilienza e capacità di ripresa dell’Italia; ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica; sostenere la transizione verde e digitale; innalzare il potenziale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione. Per quanto riguarda le missioni invece leggiamo: Digitalizzazione, innovazione e competitività; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Salute; Infrastrutture per la mobilità; Istruzione, formazione, ricerca e cultura; Equità sociale di genere e territoriale.

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Nel dossier presentato alla Camera dei Deputati e al Senato tutte le misure sono spiegate nei minimi dettagli (Ecco qui il dossier per chi volesse consultarlo). In sunto alcuni degli obiettivi primari sono:

“digitalizzazione e modernizzazione della pubblica amministrazione;

§ riforma della giustizia;

§ innovazione del sistema produttivo;

§ realizzazione della banda larga;

§ investimento sul patrimonio turistico e culturale”.

Inoltre il governo si propone di “proseguire una politica di incentivazione fiscale degli investimenti in beni materiali strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica secondo il modello ‘Transizione 4.0‘, ed in beni immateriali ad essi connessi, nonché in attività di ricerca e sviluppo”. E ancora: “La realizzazione delle reti di comunicazione ad altissima velocità sia fisse (con le trasmissioni in fibra ottica) sia mobili (con lo sviluppo del 5G) rappresenta uno dei sette obiettivi faro”.

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