Mario Draghi, la gaffe al Senato: 2 milioni di persone in terapia intensiva

Mario Draghi ha commesso poco fa una gaffe durante l’intervento al Senato, dicendo che ci sono 2 milioni di persone in terapia intensiva.

Parlando al Senato della grave situazione sanitaria in cui si trova l’Italia, Mario Draghi ha commesso una gaffe sul numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva. Come sappiamo dai report di ieri della Protezione Civile, i pazienti in terapia intensiva sono oltre 2.000, numero che se dovesse crescere ulteriormente potrebbe mettere a rischio la stabilità del sistema sanitario nazionale, ma che per il momento ci parla di una situazione sotto controllo.

Nel riferire i numeri dei pazienti ricoverati in terapia intensiva, però, il premier ha commesso una gaffe e parlato di 2 milioni di persone. Ovviamente si tratta di un errore, probabilmente legato ai numeri totali della pandemia in Italia. Poco dopo, infatti, è stato corretto dagli altri parlamentari e il premier ha modificato il dato, parlando effettivamente dei duemila annunciati dalla Protezione Civile ieri. Nulla che ci debba fare preoccupare ulteriormente, insomma, per una situazione sanitaria che già con i numeri attuali e la minaccia delle varianti, fa preoccupare non poco tutta la popolazione.

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Mario Draghi, quale sarà la decisione sulle restrizioni?

Negli ultimi giorni si è parlato a lungo in parlamento e non solo del rischio della diffusione delle varianti sul nostro territorio. Il timore è che queste possano diffondersi rapidamente portando nuovamente il nostro sistema sanitario in sofferenza e costringendo le autorità nazionali a richiedere un nuovo lockdown. Numerosi esperti hanno invocato misure restrittive sin da ora per evitare che le varianti si diffondano e non si possano più controllare.

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L’idea di Ricciardi, ad esempio, è quella di un lockdown totale di due settimane per bloccare la diffusione e riorganizzare il sistema di tracciamento in modo tale da poter controllare la diffusione delle varianti. Mentre si vaglia anche questa possibilità, già da venerdì altre sei regioni potrebbero essere inserite in zona arancione. Tuttavia il sistema a zone, nel caso si verifichi quanto successo in altri Paesi europei, non sarebbe più sufficiente.

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(FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)