Pensioni dopo Quota 100: le proposte di Itinerari Previdenziali

Il gruppo di esperti di welfare di Itinerari Previdenziali propone, per le pensioni, tre soluzioni alternative a Quota 100

Soluzioni a Quota 100

A dicembre 2021 scade il decreto legge 4/2019 “Quota 100”, che dava la possibilità di ottenere un pensionamento anticipato ai quei lavoratori dipendenti, autonomi e parasubordinati che, fattane richiesta, avessero maturano un requisito contributivo minimo di 38 anni e avessero almeno 62 anni di età. Il gruppo di esperti di previdenza sociale messo insieme dal lombardo Alberto Brambilla (classe 1950), Itinerari Previdenziali ha consegnato ieri il Rapporto sulle pensioni 2019 numero 8. Questo documento ha messo in luce come, nonostante le pensioni con Quota 100 siano state numericamente inferiori rispetto a quanto era stato preventivato nel 2019, il numero di pensionamenti nel 2020 era di 100mila unità in più, cosa che ha aumentato il deficit che grava sull’INPS.

Due anni fa il numero di occupati per pensionati era diminuito poiché c’era stata una ripresa del mercato del lavoro ma, anche e soprattutto a causa della pandemia globale, è in crescita il dislivello tra le contribuzioni e le prestazioni. Perciò, Itinerari Previdenziali ha deciso di portare all’attenzione tre proposte che possano aiutare il paese.

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Ecco le tre soluzioni ipotizzate

Secondo quanto detto da Itinerari Previdenziali, nel corso del 2020 le pensioni sono incrementate di 100mila unità, arrivando quindi ad un totale che ammonta a 16 milioni e 135mila. Questo valore ha causato un incremento del disavanzo tra le pensioni date dall’INPS e i contributi che vengono versati dai lavoratori. Secondo Itinerari Previdenziali, questo aumento dei pensionamenti potrebbe verificarsi già da quest’anno, 2021: molti sembrano dell’idea di usufruire di Quota 100, anticipando il pensionamento.

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Quindi viene proposto che: tutti quelli che lavorano dal 1/1/1996 possano usufruire di regolamenti equiparati a quelli di tutti gli altri lavoratori, compresi quelli in ambito pensionistico, integrando in minima parte su valori calcolati in base agli anni lavorativi; si mantengano i requisiti per il pensionamento a 67 anni, considerando almeno 20 anni di contribuzioni e sostituendo le pensioni di Quota 100, APE social, Opzione donna e precoci con fondi esubero già esecutivi per banche e assicurazioni e che sono a costo zero per lo Stato; venga reintrodotta la possibilità di un’uscita flessibile, come da riforma Dini, dando la possibilità di ottenere un pensionamento flessibile, a seconda di una percentuale basata sull’età anagrafica e gli anni di contributi.

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