Covid, più morti con la variante inglese? La previsione del prof. Galli

E’ ormai acclarato che la variante inglese del Covid-19 si diffonde più rapidamente, ma non è detto che sia anche più letale. Ecco il parere degli esperti.  

“Sulla variante inglese del virus serve calma: potrebbe non essere più cattiva e forse è già passata”. Così l’infettivologo Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale del capoluogo lombardo, intervenendo all’Aria di domenica su La7. Anche se “il nuovo ceppo si diffonde più velocemente non significa che farà più morti. E i vaccini non credo che saranno inefficaci”, ha aggiunto l’esperto. Ma “è chiaro che questa questione va meglio definita. Non abbiamo ancora una pubblicazione scientifica, abbiamo sintetici rapporti. D’accordo, stiamo attenti…”.

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Un moderato ottimismo sul fronte della lotta al Covid-19

I progressi compiuti sul fronte dei vaccini anti-Covid giustificano un cauto ottimismo. “I vaccini già approvati o ancora in studio funzioneranno lo stesso in quanto i vaccini fanno produrre al nostro corpo anticorpi contro molte parti della proteina spike e la mutazione descritta riguarda solamente una piccola parte. Quindi no panic. Vigiliamo, studiamo e continuiamo con il piano vaccini” dichiara in un post su Facebook Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, parlando della nuova variante del virus che si sta diffondendo Oltremanica.

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“Si tratta di un virus mutato che è stato momentaneamente nominato VUI-202012/0**1 – puntualizza Bassetti -. Sembra più contagioso ovvero che si trasmette più facilmente da un individuo all’altro, ma non più aggressivo o letale. Si tratta ovviamente di ipotesi che andranno confermate da studi ancora in corso. Questa variante sta circolando in maniera importante e frequente nel Sud-Est del Regno Unito. Ci sono state 17 mutazioni, la più significativa delle quali è la N501Y nella proteina spike che il virus usa per attaccarsi alle cellule umane. Questa mutazione come già detto lo renderebbe più facilmente diffusibile”.

L’infettivologo rimarca che “non è la prima mutazione che viene descritta nel mondo e non sarà neanche l’ultima, simili mutazioni erano già state descritte in Spagna e altri paesi. I virus mutano continuamente. È il loro modo di vivere: cambiare per sopravvivere. Non si può escludere che questa variante non stia già circolando anche in altri paesi incluso l’Italia”. Dunque “occorrerà continuare a studiare il genoma virale dei ceppi di virus isolati nel nostro paese”.