Variante britannica del Covid, le conseguenze sull’efficacia del vaccino

Il Covid sta cambiando e la variante britannica potrebbe avere delle conseguenze sul vaccino. Scopriamo di cosa si tratta.

Che il virus stesse subendo delle mutazioni era già chiaro da diverso tempo, ma ora queste potrebbero influire sull’efficacia del vaccino.

In questo momento gli esperti si stanno concentrando su una delle tre mutazioni che riguarda la proteina spike.

Covid, preoccupa la variante britannica: “Occorre far intervenire più tipi di risposta immunitaria”

L’Europa del Sud e la gran parte del mondo sono stati interessati dalla variante D614G. Questa è delle mutazioni che ha subito il Sars-CoV-2 e che è risultata essere ben otto volte più veloce a diffondersi rispetto al ceppo di Wuhan.

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Tra i vari cambiamenti del virus c’è anche da ricordare quello riscontrato nei visoni e quello annunciato da poco in Sudafrica. In particolare, quest’ultimo ceppo sembrerebbe essere molto contagioso. Ad oggi, gli scienziati sono angosciati da un’altra preoccupazione, cioè la variante del Sud-Est inglese.

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Ciò che ha messo tutti sull’attenti è la possibilità che questa nuova forma sia resistente ai vaccini. A questo fatto si aggiunge il problema che le tre mutazioni britanniche comportano ostacoli diversi. Una può facilitare l’ingresso del virus nelle cellule, un’altra può ostacolare il funzionamento delle difese immunitarie e l’ultima riguarda dei potenziali effetti biologici non precisati. La mutazione che preoccupa di più è quella che concerne la proteina spike dato che è proprio su di essa che agiscono alcuni dei vaccini disponibili.

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Su queste mutazioni si è pronunciato anche l’immunologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Andrea Cossarizza. Secondo l’esperto è normale che ci siano delle variazioni in un virus, ma è importante che esse non accadano troppo spesso e che non mutino le parti contro cui i vaccini inducono gli anticorpi. “Credo che il problema possa essere risolto con vaccini che abbiano un ampio spettro d’azione, eventualmente non solo diretti contro la spike e che facciano intervenire più tipi di risposta immunitaria, non solo anticorpi, ma anche cellule T“. Nonostante la paura per gli effetti delle mutazioni, è di certo rassicurante vedere come gli esperti abbiano già pronto un piano per combatterle.