Gerry Scotti: “In ospedale scene da fantascienza, pregavo per i pazienti intubati”

Gerry Scotti ha raccontato la sua esperienza diretta in un reparto Covid, dove è rimasto ricoverato per 10 giorni.

Lo scorso lunedì Gerry Scotti è stato dimesso dal reparto Covid dell’Humanitas nel quale è rimasto ricoverato per 10 giorni. Per il conduttore l’incubo era finalmente finito, ma le scene viste durante la permanenza in ospedale gli rimarranno impresse nella mente per sempre. Gerry è grato ai medici che si sono occupati di lui, che lo hanno curato e al tempo stesso hanno cercato di rincuorarlo, di tirarlo su di morale.

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Intervistato dal ‘Corriere della Sera‘ sull’esperienza appena vissuta, Gerry ha spiegato di aver passato due momenti di vero terrore e paranoia. Il primo quando è stato sottoposto al tampone e gli hanno detto che era positivo: “Avevo 36 e 2 e pensavo di star bene. Invece positivo. Quando ho sentito quella parola mi è sembrato improvvisamente di essere al di là del Muro di Berlino, non so come altro spiegarlo”. Il secondo quando gli hanno detto che doveva essere ricoverato: “Ti viene l’istinto a non piangerti addosso, questa malattia è subdola, puoi stare due o tre giorni con poca febbre, addirittura senza come successo ad alcuni miei amici, e dopo 7 giorni ti negativizzi. Speravo di essere in quel mazzetto di fortunati vincitori del Boero, i cioccolatini con il regalo”.

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Gerry Scotti: “Vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza”

Il ricovero si è reso necessario quando i medici hanno notato che i valori del suo corpo erano completamente sballati. C’era insomma la necessità di tenere sotto controllo il conduttore 24 ore su 24. Gli hanno comunque detto di non preoccuparsi, che non lo avrebbero messo in terapia intensiva, ma già dove si trovava la situazione faceva paura. Il conduttore ha raccontato: “Ero in una stanzina, di là c’era la sliding door della vita di tantissime persone. Con due altri pazienti ci strizzavamo l’occhio, dai che ce la fai. Ho appurato — stando lì, due notti e un giorno — che quella era l’ultima porta. Se decidevano di aprire quel varco…”.

Il varco era quello della terapia intensiva, l’ultimo baluardo tra la vita e la morte dei pazienti Covid. Trovarsi accanto a loro ha letteralmente traumatizzato Gerry Scotti, il quale si è ritrovato a pensare più alla loro salute che alla sua: “Io li vedevo tutti, vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza. Pregavo per loro invece che pregare per me”. Uno stadio al quale il conduttore è arrivato molto vicino, per un paio di giorni, infatti, gli è stato messo il casco per l’ossigenazione, se i suoi valori non fossero migliorati il passo successivo era l’intubazione.

In conclusione d’intervista Scotti vuole ringraziare i medici che lo hanno curato, riportando il messaggio che gli hanno chiesto di condividere: ” In quelle notti insonni vedevo un formicaio di ragazzi e ragazze, tutti sotto i 30 anni, non ce ne era uno fermo per più di 10 secondi. Un preghiera mi hanno fatto quando sono uscito: dica che non siamo eroi, dica che siamo ragazzi e ragazze che cercano di fare al meglio il proprio lavoro. È facile cavalcare gli errori e le polemiche, ma gli errori e le polemiche non sono di quelli che sono in prima fila, in trincea”.

Gerry Scotti ricoverato