Covid, bozza protocollo cure in casa: i medici di famiglia protestano

Uscita la bozza del protocollo per le cure mediche in casa per i pazienti Covid, i medici di famiglia non sono d’accordo.

Nelle scorse ore sono giunte le linee guida per i medici di famiglia riguardanti il protocollo di cura dei pazienti Covid in casa. Nella bozza, stilata da Franco Locatelli insieme ad altri membri del Cts, si leggono i farmaci da utilizzare e i criteri per valutare la gravità del quadro clinico. In base ai sintomi presentati, infatti, i medici di base dovranno valutare se il paziente può essere curato in casa o necessita di essere trasportato in ospedale.

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Ecco di seguito quali sono le terapie previste per la cura dei pazienti Covid in casa: “Paracetamolo per i sintomi febbrili, gli antinfiammatori se il quadro clinico del paziente Covid inizia ad aggravarsi, cortisone solo in emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario del malato. Nessun antireumatico, né antibiotici. Eparina per le persone che hanno difficoltà a muoversi”.

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Bozza protocollo cure in casa: i medici di famiglia non sono d’accordo

Secondo quanto riportato su Ansa, l’associazione nazionale dei medici di famiglia si è detta sconcertata per quanto contenuto nella bozza. In primo luogo perché nessuno dei rappresentanti di categoria è stato ascoltato per stilarla, in secondo luogo perché non concordano con la strutturazione delle terapie. Il problema principale riguarderebbe i Covid Hotel e l’assistenza sanitaria in queste strutture.

A tal proposito Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale della Federazione dei medici di Medicina Generale (Fimmg), ha dichiarato: “Il Covid hotel è un domicilio, non un ospedale. Una struttura protetta rispetto a casa per quei pazienti che non hanno supporto sociale o familiare. Ma le regole d’ingaggio devono essere chiare: ci possono entrare solo persone con un quadro clinico stabilizzato e che non necessitano di reparti di degenza anche se a bassa intensità”.

Lo stesso Bartoletti ha poi criticato l’idea di mandare medici generali senza alcuna esperienza nel contrasto di malattie infettive all’interno di queste strutture: “Un Covid hotel è un luogo ad alto rischio di contagio, i team di medici e infermieri utilizzati per i controlli dei pazienti non possono essere improvvisati: devono essere perlomeno internisti che sappiano come gestire la vestizione e la svestizione delle tute di biocontenimento e gli altri dispositivi di sicurezza. Non si può pensare di inviare medici di famiglia, casomai di una certa età, esponendoli al virus”.