Dpcm, Crisanti: “Attenzione, le regioni potrebbero truccare i dati”

Il virologo Crisanti ha esposto i propri dubbi sul Dpcm ed i criteri per stabilire la zona rossa. Secondo lui alcune regioni potrebbero truccare di dati.

Ieri Giuseppe Conte ha esposto al parlamento le misure che saranno inserite nel prossimo Dpcm. I premier ha spiegato che non si procederà ad un lockdown generalizzato, ma che verrà istituito un sistema a tre zone. Le zone saranno dunque suddivise in base alla criticità della situazione sanitaria, quelle a maggior rischio diverranno zona rossa ed subiranno un lockdown simile a quello vissuto a marzo e aprile.

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Quelle a rischio alto (tutte tranne Sardegna, Molise e Basilicata) vedranno la chiusura dei locali h24, oltre alla didattica a distanza per le superiori, la chiusura dei musei, la riduzione dei trasporti pubblici ed il coprifuoco a partire dalle 21. In queste regioni dovrebbero rimanere aperti i servizi dedicati alla persona come parrucchieri e centri estetici.

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Crisanti dubbioso sui criteri per stabilire la zona rossa

Intervistato proprio a proposito della suddivisione in zone del Paese, il virologo Crisanti ha mostrato una certa perplessità sui criteri utili ad identificare il livello di rischio nelle regioni. A tal proposito ha infatti dichiarato:

“Intanto mi pare manchi un automatismo preciso per cui a una determinata regione vengano imposte le chiusure. Il punto di cui si parla da settimane è sempre quello. Ora ho letto che ci sarebbero 21 criteri per decidere se una regione appartenga alla zona verde, arancione o rossa. Mi sembrano tanti, ma immagino che quelli fondamentali riguardino il riempimento dei posti in ospedale. Non vorrei che un provvedimento simile inducesse le Regioni a non essere totalmente trasparenti riguardo a questi dati”.

Quando gli viene chiesto se ritiene che in un momento storico come questo ci possano essere comportamenti di questo genere, Crisanti ha ribattuto che in questi mesi il livello di protagonismo politico tra i presidenti di regione abbia dimostrato che una cosa simile potrebbe essere possibile. Quindi ha aggiunto: “Si tratta di dati facilmente manipolabili e a livello regionale per qualche settimana si potrebbe decidere di ricoverare il meno possibile sulla pelle dei pazienti”.