Coronavirus, terapia intensiva “a chi ne avrà duraturo beneficio”

Si aggrava la situazione Coronavirus in Italia, un protocollo dei medici prevede terapia intensiva “a chi ne avrà duraturo beneficio”.

(MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

In Italia potrebbe presto accadere quanto già avveniva a marzo ovvero occorrerà dare la precedenza in terapia intensiva “a chi potrà ottenere grazie ad essa un concreto, accettabile e duraturo beneficio”. Questo è in sintesi quanto scritto in un documento sottoscritto dalla Federazione nazionale dei medici (Fnomceo) e dalla Società italiana di anestesia (Siaarti).

Leggi anche: Coronavirus Spagna: il paese potrebbe presto tornare in lockdown

L’Italia dunque come la Svizzera e non è una novità: come già spiegato, era avvenuto a marzo qualcosa di simile. La differenza è che oggi si potrebbe arrivare preparati a una situazione del genere. Il timore è che comunque non tutti potranno essere salvati e che presto potranno essere presi in considerazione alcuni fattori.

Leggi anche: Coronavirus, nuovo balzo in avanti: oltre 30mila contagi

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

Allarme Coronavirus su terapia intensiva: rischi come a marzo

(MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Tra questi, scrivono medici generali e anestesisti, ci sono “la gravità del quadro clinico, lo stato funzionale pregresso, l’impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti”. Il protocollo sottolinea come nessuno verrà abbandonato a se stesso. Il medico provvederà “a porre in atto le valutazioni e l’assistenza necessaria affinché l’eventuale progressione della patologia risulti il meno dolorosa possibile e soprattutto sia salvaguardata la dignità della persona”.

Il segretario della Fnomceo, Roberto Monaco, chiarisce: “Quello che vorrei fosse chiaro è che noi medici ci siamo fatti carico di problemi che sono in realtà legati a un contesto organizzativo. Non abbiamo paura, perché siamo abituati a lavorare in emergenza. Abbiamo paura di tutte quelle falle nell’organizzazione e nella programmazione che possono esplodere in una situazione di crisi. Dobbiamo fare di tutto perché non siamo costretti a queste scelte”.