Pietro Mennea, chi era: vita, carriera, curiosità sul campione olimpico

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Pietro Mennea è stato il più forte corridore italiano nella storia dell’atletica leggera e una leggenda dello sport mondiale. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

Pietro Mennea è stato un grande velocista italiano, ma anche un politico e un saggista. Con la sua straordinaria tenacia è riuscito ad affermarsi come il più forte corridore italiano nella storia dell’atletica leggera, diventando una vera e propria leggenda dello sport mondiale. Conosciamolo più da vicino.

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L’identikit di Pietro Mennea

Pietro Paolo Mennea nacque a Barletta il 28 giugno 1952 in una famiglia modesta: il padre era sarto e la mamma casalinga. Aveva tre fratelli e una sorella. Dopo le medie si iscrisse a ragioneria. Un curioso aneddoto racconta che a 15 anni, su uno stradone di Barletta, sfidò in velocità una Porsche e un’Alfa Romeo 1750 sui 50 metri, battendo entrambe e guadagnando le 500 lire per pagarsi un biglietto d’ingresso al cinema o un panino. Successivamente continuò gli studi all’ISEF di Cassino (Fr).

Campione olimpico dei 200 metri piani a Mosca 1980, Pietro Mennea è stato il primatista mondiale della specialità dal 1979 al 1996 con il tempo di 19″72 che tuttora costituisce il record europeo. Ha detenuto inoltre dal 1979 al 2018 il record italiano dei 100 metri piani con il tempo di 10″01, poi battuto da Filippo Tortu. Soprannominato “Freccia del Sud”, è l’unico duecentista della storia che si sia qualificato per quattro finali olimpiche consecutive, dal 1972 al 1984. In virtù della sua carriera sportiva è stato insignito dell’ordine olimpico nel 1997 e introdotto nella Hall of Fame della FIDAL.

Laureatosi quattro volte (in Scienze politiche, Giurisprudenza, Scienze motorie e sportive e Lettere), dopo la carriera agonistica svolse attività politica (nel 1999 fu eletto deputato europeo nella lista I Democratici nella circoscrizione Sud e aderì al Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori) e scrisse molti saggi su vari argomenti, esercitando le professioni di avvocato, commercialista e insegnante universitario. Era sposato dal 1996 con Manuela Olivieri, avvocato e giornalista, senza figli. Nel 2006 aveva dato vita, insieme con la moglie, alla “Fondazione Pietro Mennea”, onlus di carattere filantropico. Morì il 21 marzo 2013, a 60 anni, in una clinica di Roma, per un tumore al pancreas. È sepolto nel Cimitero Flaminio a Roma.

La popolarità di Mennea in Italia negli anni in cui gareggiava era enorme: tra i tanti film in cui è citato ricordiamo Brutti, sporchi e cattivi (1976), Febbre da cavallo (1976), I padroni della città (1976), Travolto dagli affetti familiari (1978), Il diavolo e l’acquasanta (1983), L’uomo in più (2001). Nel brano di Samuele Bersani del 2002 Che vita!, inoltre, è citato insieme a Sara Simeoni in due versi del ritornello: “Che vita! Pietro Mennea e Sara Simeoni son rivali alle elezioni”. Dopo molti altri riconoscimenti, la Rai gli ha dedicato una miniserie televisiva in due puntate intitolata Pietro Mennea – La freccia del Sud, diretta da Ricky Tognazzi, con Michele Riondino e Luca Barbareschi, andata in onda il 29 e 30 marzo 2015. E nell’ottobre 2016 gli è stato intitolato il nuovo stadio-arena di Ariano Irpino.

EDS