Coronavirus, l’epidemiologo spiazza tutti: “Non è nato a Wuhan”

L’epidemiologo Tom Jefferson, dell’Università di Oxford, lancia una nuova ipotesi sul Coronavirus: “Se alcuni studi saranno confermati, avremo la certezza che era già in circolazione da marzo 2019”. 

Il nuovo Coronavirus non è nato a Wuhan: esisteva già, anche e in forma dormiente, in più parti del mondo prima di manifestarsi in Cina e altrove, in attesa delle condizioni più favorevoli per attivarsi e far scoppiare una pandemia. Questo almeno è quanto sostiene l’epidemiologo Tom Jefferson, esperto del Center for Evidence-Based Medicine (CEBM) dell’Università di Oxford e docente all’Università di Newcastle. Una teoria alternativa e che sta ora facendo il giro dei media di tutto il mondo.

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Sulle tracce del Coronavirus

“Con il CEBM – spiega Tom Jefferson – portiamo avanti sintesi e revisioni degli studi che vengono pubblicati. In questi mesi stiamo ovviamente lavorando a revisioni degli studi sul Sars-Cov-2. È in quest’ambito che abbiamo cominciato a mettere insieme tutte le prove e gli studi sulle condizioni ambientali e meteorologiche, e anche su altre possibili condizioni, che potrebbero aver innescato e favorito la pandemia. Uno dei filoni che stiamo seguendo è quello della presenza del virus nelle feci. Già da marzo alcuni colleghi, come risulta dagli studi in ‘preprint’ sulle riviste internazionali, stanno dicendo: ‘Guardate che ci sono quantità impressionanti di frammenti virali nei pozzi neri, nelle fognature, negli scarichi’”.

Secondo l’esperto, questa “non è una novità, perché anche nei casi della Sars-1 e della Mers (la malattia respiratoria nel Medio Oriente legata ai cammelli) abbiamo visto la stessa cosa. Nel caso della Sars-1, nel complesso residenziale ‘Amoy Gardens’ di Hong Kong si era osservata una possibile contaminazione dovuta a nebulizzazione delle feci per via dello sciacquone nelle toilette usate da più persone. Rivedendo questi studi abbiamo fatto una specie di corsa all’indietro nel tempo”.

Se gli studi in questione saranno confermati, sottolinea Jefferson, “ciò significa che il Sars-Cov-2 era già in circolazione da mesi, perlomeno da marzo 2019. Con questo non voglio escludere che il virus si sia originato a Wuhan: ciò che come CEBM diciamo è che è possibile che si sia originato a Wuhan, ma – alla luce di questi studi – nessuno può dirlo per certo”. Anche i fattori che hanno attivato il nuovo Coronavirus restano un mistero: “Un’ipotesi che trovo interessante è: e se invece di agire da solo, il Sars-Cov-2 agisse in cooperazione con altri soggetti virali che noi o non abbiamo cercato, oppure non abbiamo identificato perché non li conosciamo ancora? Dopo tutto il 17% delle sindromi influenzali sono delle co-infezioni. Per non parlare dei batteri, che, quando una persona si ammala e peggiorano le sue difese immunitarie, tendono ad approfittare della situazione e aggravano le condizioni del paziente. Ma, di nuovo: queste sono ipotesi. Che però vale la pena di valutare per confermarle o smentirle”, conclude l’epidemiologo.

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EDS