Dopo il Coronavirus l’influenza aviaria: “Potrebbe cancellare mezzo mondo”

Un medico americano avverte che un ceppo mutato di influenza aviaria potrebbe uccidere il 50% dell’intera popolazione umana, se non si farà qualcosa al più presto. 

Un medico americano avverte che una nuova epidemia potrebbe presto decimare la popolazione mondiale, facendo apparire al confronto il Coronavirus un gioco da ragazzi. Il dottor Michael Greger, uno scienziato vegano che sostiene i benefici per la salute di una dieta a base di vegetali e ha scritto un nuovo libro intitolato “Come sopravvivere a una pandemia”, sostiene che “mezzo mondo potrebbe essere cancellato”. Lungi da noi voler alimentare nuove teorie allarmistiche ci limitiamo a riportare la notizia che è apparsa in giornata in numerosi e autorevoli siti internazionali. Aggiungiamo che il dottor Michael Greger è effettivamente un medico specializzato in nutrizione (qui il suo profilo su Wikipedia) e che in passato è stato criticato da alcuni colleghi per l’eccessiva importanza attribuita nei suoi scritti alla dieta vegana. In Italia comunque è stato pubblicato da case editrici importanti come per il suo libro “La dieta che ti salva la vita. 100 ricette per prevenire e curare le malattie” edito da Baldini e Castoldi nel 2018.

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Il rischio di una nuova influenza aviaria

Secondo il dottor Greger, la nostra ossessione per gli animali – dal tenerli come “amici” domestici alla caccia fino al trasformarli in hamburger -, rende gli esseri umani incredibilmente vulnerabili alle malattie infettive. Le “zoonosi” sono infezioni che si trasmettono dagli animali all’uomo. La maggior parte dei virus è benigna, ma alcuni di essi – come la tubercolosi e la SARS – sono mutati e sono diventati letali. Alcune teorie suggeriscono che l’attuale focolaio di Coronavirus si sia diffuso a partire da un mercato di Wuhan.

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Fatta questa premessa, il dottor Greger afferma che la malattia più devastante della storia umana potrebbe venire nei polli, che costituiscono una fetta enorme del settore agricolo globale: tutti i paesi consumano massicci quantitativi di carne e uova. Sfortunatamente molti di questi animali sono allevati in strutture dove le condizioni igienico-sanitarie e di vita e il rigore nell’alimentazione lasciano molto a desiderare. E questo rende molto facile la diffusione di un virus tra gli animali e poi all’uomo.

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“Più animali sono ammassati in un posto – scrive il dottor Greger – più giri il virus può ottenere sulla ruota della ‘roulette pandemica’”. L’influenza aviaria ha infettato un terzo della popolazione mondiale tra il 1918 e il 1920 e ne ha ucciso il 10%, il che ne fa la malattia più mortale di tutti i tempi. Nel 1997 è emerso un nuovo ceppo del virus che provoca l’influenza aviaria, noto come H5N1, trasmessi agli esseri umani dal pollame. Lo scoppio a Hong Kong ha avuto un tasso di mortalità incredibilmente alto e un terzo delle persone infette è deceduto. Gli esperti di sanità pubblica temono che l’H5N1 possa mutare ulteriormente e riuscire a replicarsi molto più rapidamente.

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Il dottor Greger sostiene che l’unico modo per garantire la sicurezza dell’uomo da un focolaio letale di influenza aviaria è uccidere tutti i polli esistenti e far ripartire da zero la popolazione mondiale di pollame, rivedendo però i sistemi di allevamento – a partire dall’uso sconsiderato di antibiotici. “Il ciclo della pandemia potrebbe teoricamente essere rotto per sempre”, scrive l’esperto. “L’influenza aviaria potrebbe essere radicata … ma finché ci sarà pollame, ci saranno pandemie. Alla fine, la scelta potrebbe essere tra noi o loro”.

EDS