Claudio Piani: “Ero partito per un anno sabbatico che si è trasformato in una vita in viaggio”

Claudio Piani, milanese d’origine ma ormai cittadino del mondo dal 2014, ci ha raccontato le sue esperienze di viaggio da quando ha deciso di mollare tutto e partire. 

Claudio Piani

Claudio Piani, autore dei due libri “Vagabondiario”, e “Una vita incredibile” (entrambi disponibili su Amazon), è in viaggio da ormai 7 anni. È infatti dal 2014 che il viaggiatore milanese è in giro per il mondo alternandosi tra viaggi avventurosi e molteplici diversi lavori. “Ho la grande fortuna di essere nato due volte: la prima volta a Milano nel 1987, e la seconda volta a Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano, nell’agosto 2014, quando ho deciso di mollare tutto e partire per un anno sabbatico. Due vite fantastiche, la prima spesa nella mia città lavorando come allenatore di basket e la seconda, in giro per il mondo, alternandomi tra viaggi avventurosi e lavori più o meno seri. Secondo un indovino conosciuto in India dovrei morire nel 2076“, ci racconta Claudio.

Cosa ti ha spinto a mollare tutto e partire?

Ero partito alla ricerca di grandi avventure e di luoghi inesplorati con l’intento di raggiungere l’Australia senza prendere aerei. Ancora non sapevo che l’anno sabbatico preventivato si sarebbe allungato a quattro anni. Ancora non sapevo che l’Asia l’avrei attraversata altre due volte(in autostop e in bicicletta), sempre via terra e sempre con mezzi diversi. Ancora non potevo immaginare che, per vivere, avrei fatto il pastore in Mongolia, l’elettricista in Australia e il maestro di ginnastica in una scuola elementare cinese.

Claudio Piani professore in una scuola cinese

Quali sono le prime sensazioni che hai avuto non appena hai intrapreso il tuo lungo viaggio?

E’ difficile da spiegare come mi sono sentito prima della partenza, infondo il mio viaggio non era un viaggio “normale”. Non partivo con una data di rientro prestabilita e, per l’appunto, il rientro non era nemmeno preventivato per i successivi mesi e forse anni (e così è stato). Nonostante questo, il giorno della partenza, sebbene mi stessi realmente spingendo verso qualcosa di nuovo e sconosciuto, mi sentivo bene, sereno e rilassato come mai mi ero sentito. Ero quasi consapevole che stavo per intraprendere il passo essenziale per raggiungere una buona fetta di felicità. Le emozioni sono poi mutate costantemente.

Claudio Piani: “Durante il viaggio non ho mai pensato di mollare. Stavo allargando la linea della mia vita.”

Quando abbiamo chiesto a Claudio se ci fosse stato almeno un momento, in tutto il viaggio, in cui avesse pensato di mollare l’avventura e tornare a casa, lui ci ha risposto che non ci ha pensato neanche per un attimo, e che per lui viaggiare è una costante realizzazione dei suoi sogni. “Non ho mai pensato di mollare. Mai! Dico davvero! Anche le poche volte che ho rischiato (e a volte ho anche rischiato grosso), non ho mai pensato, neanche per un secondo, di mollare e tornarmene a Milano. Stavo facendo quello che volevo, realizzavo costantemente i miei sogni. Stavo allargando la linea della mia vita!”. 

claudio piani e la realizzazione dei suoi sogni

Ti noti cambiato da quando hai iniziato a viaggiare?

Quando stai in giro così tanto tempo non è più nemmeno un viaggio. Inizi a rimettere in gioco la persona che sei, rimetti in ballo tutto quello che ti è stato insegnato, ripercorri tutta la tua vita e metti in discussione tutti i dogmi, concetti e modi di vivere che il mondo occidentale ci ha propinato fin da quando siamo nati.
Stando tanto da solo, o comunque in nazioni dove quasi nessuno parla inglese, impari poi ad ascoltarti, ma soprattutto a capirti e, ancora più importante, impari ad accettarti. Questo è stato il regalo più prezioso del viaggio!

claudio piani molla tutto e gira il mondo

Cosa fai quando non sei in viaggio?

Quando non sono in viaggio scrivo libri sui miei viaggi e lavoro per potermi permettere di viaggiare. A volte lavoro per vitto e alloggio, altre volte trovo lavori retribuiti per risparmiare e non lavorare nei mesi nei quali viaggio. Negli ultimi 5 anni ho fatto molteplici lavori, tutti diversi tra loro. Ho fatto il taglialegna in Siberia e il pastore in Mongolia. Poi in Australia ho trovato lavoro come elettricista, magazziniere e badante. Son stato maestro di scuola elementare, allenatore di basket, insegnante di inglese e modello in Cina, poi professore liceale in Italia.

vagabondiario

La tua famiglia come reagisce al tuo modo di vivere?

Quando gli dissi che lasciavo un lavoro stabile e remunerativo per partire da solo zaino in spalla verso l’Australia senza prendere aerei, mi hanno detto che se lo aspettavano. Infatti l’hanno presa tutti bene. Certo adesso ci vediamo meno, a volte sono in pensiero quando sanno che sto pedalando da solo in qualche deserto o se sono nel mezzo di qualche guerriglia civile. Ma loro sanno che questo è il prezzo per la mia auto realizzazione. Mi vedono felice e soddisfatto e credo che questa sia la cosa più importante per loro. Mi hanno reso libero e autonomo. Il loro lavoro è stato eccezionale!

Quali sono i paesi che ti sono piaciuti di più? Perché?

I paesi che mi sono piaciuti di più sono sicuramente quelli meno globalizzati, dove è ancora evidente la reale particolarità della nazione e delle sue genti. Ho adorato l’India, la Cina e tutto il Centro Asia.

Quelli che invece mi sono piaciuti di meno sono quelli rovinati da noi occidentali. Serve rispetto quando si viaggia, e molta gente non l’ha ancora capito.

Tibet

Quali sono le tue prossime destinazioni?

Vorrei fare il giro d’Italia in camper per promuovere i miei libri, ma purtroppo non ho ancora date prestabilite a causa dell’emergenza coronavirus. Poi mi piacerebbe trovare una vecchia moto e guidare fino a Katmandu, dove c’è l’orfanotrofio che ho finanziato con il mio viaggio in bicicletta dal Tibet a Milano.

Cosa consiglieresti a tutti coloro che hanno voglia di partire ma che non ne hanno il coraggio?

Il mio consiglio è quello di farlo nonostante le paure, perché in ogni caso saranno persone migliori alla fine. Sia che il viaggio duri anni o solo qualche mese. Chi vuole viaggiare davvero a lungo, come ho fatto io, deve ovviamente organizzarsi bene. Il coraggio da solo (come dicono in molti), non basta. Se non si ha una rendita fissa e si vuole fare un viaggio così in totale dipendenza economica, bisogna mettersi nella condizione di farlo. Io prima di partire alla cieca avevo messo da parte qualche soldo nel caso il “viaggio” fosse andato male. Ma soprattutto mi sono “inventato” lungo la strada, ovvero per continuare il viaggio ho dovuto lavorare e generare nuove fonti di reddito.

 

Per chi fosse interessato alla storia di Claudio Piani potete seguire le sue avventure sulla sua pagina Facebook o su Instagram.

 

 

 

Intervista di: Lucia Schettino