Coronavirus, la proposta della Cei: “Funerali senza bara”

I vescovi chiedono di poter celebrare i funerali fare anche per coloro che sono deceduti durante il lockdown imposto dal Coronavirus. Ecco la posizione del governo. 

Celebrare i funerali anche senza la bara del defunto. È questa la proposta avanzata della Conferenza episcopale italiana (Cei) per ricordare tutti coloro che sono morti durante la Fase 1 della pandemia di Coronavirus senza la rituale celebrazione delle esequie.

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Come noto, dal prossimo 4 maggio saranno consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Di qui la richiesta della Chiesa italiana – ancora in trattative con il governo per decidere quando e come far tornare i fedeli a messa – di celebrare i funerali delle persone morte nei due mesi di lockdown.

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Alessandro Di Francesco

I funerali ai tempi del Coronavirus

Il ministero dell’Interno ha inviato al segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, una circolare nella quale si legge che “è evidente che la disposizione in esame è connessa all’attuazione delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Per tale ragione, la celebrazione delle cerimonie funebri deve essere circoscritta esclusivamente in un edificio di culto o in un luogo all’aperto. Si avrà cura, quindi, che i partecipanti si allontanino quanto prima dal luogo della celebrazione, evitando la formazione di assembramenti ovvero di cortei di accompagnamento al trasporto del feretro”.

Il Viminale precisa poi che “la forma liturgica della celebrazione rientra nella competenza dell’autorità ecclesiastica, secondo un prudente apprezzamento legato alle diverse situazioni nei vari territori, le tradizioni e le consuetudini locali, assicurando che la cerimonia si svolga in un tempo contenuto”. Idem per i riti conclusivi del funerale, che rimessi “alla competente autorità ecclesiastica”. Ma “nel caso in cui venga celebrata la messa, deve essere evitato il contatto fisico come, per esempio, lo scambio del segno di pace, in continuità con le disposizioni ecclesiastiche già emanate”.

“La celebrazione esequiale – continua il ministero dell’Interno – in ogni caso è consentita con il rispetto di tutte le norme precauzionali previste in tema di contenimento dell’emergenza epidemiologica in corso, in particolare è prescritto che i partecipanti indossino idonei dispositivi di protezione delle vie respiratorie e mantengano le distanze interpersonali previste, assicurandosi, in caso di celebrazione al chiuso, che il locale abbia una capienza adeguata al richiesto distanziamento e sia previamente sanificato”.

Monsignor Russo, intanto, ha inviato ai vescovi alcune indicazioni “cui ottemperare con cura, nel rispetto della normativa sanitaria e delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Sars-Cov-2”. Innanzitutto “prima dell’accesso in chiesa dei partecipanti alle esequie funebri sia garantita da un addetto alla sicurezza la misurazione della temperatura corporea, attraverso un termometro digitale o un termo-scanner. Questa disposizione è richiesta anche per le celebrazioni all’aperto. Venga bloccato l’accesso a chi risulti avere una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi”. Poi, “vista la possibilità di celebrare le esequie anche con la santa messa, nel momento della distribuzione della comunione eucaristica si evitino spostamenti. Sia il celebrante a recarsi ai posti, dove i fedeli, al massimo quindici, sono disposti nel rispetto della distanza sanitaria”.

E ancora: “Il sacerdote indossi la mascherina, avendo cura di coprirsi adeguatamente naso e bocca, e mantenga a sua volta un’adeguata distanza di sicurezza. La distribuzione dell’Eucarestia avvenga dopo che il celebrante abbia curato l’igiene delle proprie mani; lo stesso abbia cura di offrire l’ostia porgendola sulle mani dei fedeli, senza venire a contatto fisico con esse”. E “per quanto concerne la sanificazione, la chiesa sia igienizzata regolarmente, mediante pulizia delle superfici e degli arredi con idonei detergenti ad azione antisettica. Al termine di ogni celebrazione si dovrà favorire il ricambio dell’aria. Ove siano presenti spazi idonei, contigui alla chiesa, si prenda in considerazione la possibilità di celebrare le esequie all’aperto, con il rispetto delle distanze di sicurezza e delle altre indicazioni sopra disposte. Si consideri anche l’ipotesi di celebrare le esequie all’aperto nelle aree cimiteriali ove vi sia la possibilità di mantenere un adeguato distanziamento fisico”.

Monsignor Russo prevede infine che “l’autorità ecclesiastica competente informi tutti i fedeli e chiunque entri in chiesa sulle disposizioni di sicurezza sopraindicate, sia attraverso i suoi canali di comunicazione, sia affiggendo all’ingresso della chiesa stessa appositi cartelli informativi. Sia indicato anche l’obbligo di rimanere a casa in presenza di temperatura corporea oltre i 37,5 gradi o di altri sintomi influenzali. Si raccomandi di non accedere comunque alla chiesa e di non partecipare alle celebrazioni esequiali se sono presenti sintomi di influenza o vi è stato contatto con persone positive a Sars-Cov-2 nei giorni precedenti”.

EDS

papa francesco