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Accoltella al ventre la moglie incinta: lei sopravvive per miracolo, ma il bimbo non ce la fa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:52
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Paul McCarten ha pugnalato tre volte la moglie Laura McCarten nel negozio in cui lavorava come cassiera, uccidendo il bambino che portava in grembo. 

La drammatica vicenda risale all’ormai lontano 2002, ma lei ricorda tutto benissimo come fosse stato ieri. Laura aveva 27 anni e stava lavorando come cassiera in un supermercato Asda nel Merseyside (Regno Unito) quando suo marito Paul McCarten, 35 anni, l’ha pugnalata tre volte davanti ai clienti inorriditi, uccidendo il bambino che portava in grembo frutto del loro “amore”.

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L’atroce aggressione a una moglie indifesa

Laura è sopravvissuta alla brutale aggressione per “miracolo” – e grazie all’intervento di un eroico cliente, Kenneth Dawick. Poi ha dato prova di enorme coraggio nel corso di un lungo processo che si è concluso con la condanna dell’aguzzino a 11 anni di carcere per tentato omicidio. La vittima ha rivelato con il cuore spezzato di aver abortito due giorni dopo l’aggressione, dopo aver cercato di rimanere incinta per quattro anni. Quell’aggressione, però, non era che l’ennesima di una “innumerevole serie”. In precedenza il mostro aveva anche cercato di strangolarla, e l’aveva pestata a sangue anche pochi giorni prima del loro matrimonio, celebrato nella Repubblica Dominicana.

A scatenare la furia bestiale di McCarten era stata la decisione di Laura di lasciarlo. Aveva scoperto che la tradiva e così, il 25 dicembre 2001, stanca delle botte e delle umiliazioni subite, lo aveva messo alla porta. “Mi ha telefonato e ha chiesto ‘è finita?’. Ho risposto ‘sì’ e lui ha detto, ‘hai appena firmato il tuo mandato di morte'”, ricorda Laura. Dopo l’arresto, McCarten affermò di essere andato a trovare sua moglie con la sola intenzione di farsi del male davanti a lei, “per mostrarle la mia fedeltà”. I giudici naturalmente non gli hanno creduto. A quanto pare, però, la lezione non gli è servita: questa settimana McCarten è stato sbattuto di nuovo in prigione per una serie di abusi domestici contro l’ennesima donna traumatizzata.

EDS