Coronavirus, Svezia: l’unico Paese in Europa dove è tutto aperto

La situazione Coronavirus in Svezia: nessuna chiusura per l’emergenza Covid-19,  ma si teme la catastrofe

Stoccolma, città vecchia (iStock)

Negozi chiusi e strade deserte. Il paesaggio irrealistico e doloroso è lo stesso più o meno in tutto il mondo, dall’India a New York, fra città che sperimentano in questi giorni per la prima volta la chiusura totale e paesi che purtroppo debbono tornarci, come Hong Kong. Si calcola che siano circa 3 miliardi le persone in lockdown in tutto il mondo, ovvero in quarantena. In Europa dopo gli iniziali scetticismi tutti hanno seguito l’esempio italiano con chiusure più o meno totali. Ma c’è un Paese in Europa che nonostante tutto si ostina a non chiudere nulla, è la Svezia.

La Svezia è l’unico Paese occidentale ad aver preso misure estremamente morbide nei confronti dalla pandemia: nessuna chiusura, bar e ristoranti sono aperti, così come le scuole e le palestre ed ovviamente gli uffici. Sconsigliati gli eventi con più di 50 persone, sport bloccato – sebbene continuano le corse dei cavalli -, rimandati eventi universitari ed è stato consigliato agli over 70 di evitare contatti sociali. Le altre raccomandazioni per i bar e pub sono di servire solo ai tavoli e di stare a casa se non ci si sente bene.

Se voleste vedere com’era la vita prima del Coronavirus dovrete venire quindi quassù – operazione impossibile viste le restrizioni – e restereste colpiti dalla vita apparentemente spensierata che scorre fra i ristorantini di Gamla Stan, la città vecchia, o nei mercatini di Soldermalm. I bar continuano ad essere pieni, i parchi pure. Le mascherine non le porta nessuno.

Coronavirus Svezia: crescono gli allarmi

La ‘strategia’ della Svezia di lasciare tutto aperto si fa forza di un territorio scarsamente popolato e di numeri di contagiati ancora piuttosto bassi. La Svezia si estende su un territorio di 450 mila kmq ed ha appena 10 milioni di abitanti, con una densità abitativa di appena 23 persone per kmq. Ovviamente nelle maggiori città questi valori cambiano e anche di parecchio: Stoccolma ha una densità abitativa di 330 persone per kmq. Per avere un termine di paragone l’Italia ha 60 milioni su 300 mila kmq e la densità media è di 1000 persone per kmq. Città come Roma hanno una densità di 800 persone per kmq. E non è un caso che proprio a Stoccolma serpeggi più preoccupazione, tanto che è in costruzione uno ospedale nella Fiera della città, sul modello di quello sorto a Milano.

Per quanto riguarda il numero dei positivi al Coronavirus finora sono 4435 i casi accertati e i deceduti 180. Numeri ancora gestibili, ma nelle prossime due settimane la situazione potrebbe precipitare. Il premier Stefan Lofven però non si lascia scalfire e ha invitato i suoi connazionali a comportarsi da adulti e a non diffondere panico o rumors. Ma le immagini che arrivano dall’Italia e dalla Spagna iniziano a preoccupare gli svedesi: “sono gli altri a essere paranoici o è la Svezia che sta sbagliando tutto?” ha detto Orla Vigsö, docente di Comunicazione di crisi all’università di Göteborg.

Se fino a meno di una settimana fa la Svezia condivideva con la Gran Bretagna e l’Olanda la scellerata scelta di non fare pressoché nulla, ora si ritrova sola. La Gran Bretagna ha fatto dietro front ed ha abbandonato l’ipotesi dell’immunità di gregge quando ha capito che sarebbe costata decine di migliaia di morti. Lo stesso ha fatto l’Olanda, sebbene il suo dietrofront sia meno drastico.

Ed ora la curva dei contagi inizia a salire anche in Svezia con un incremento di 500 casi al giorno. Il capo epidemiologo del Paese Anders Tegnell che guida la gestione della crisi sanitaria non parla di immunità di gregge, bensì di strategia di mitigazione, ovvero una progressiva, ma controllata diffusione del virus. “Non serve fare di più – dice –. È molto meglio introdurre misure stringenti ad intervalli specifici e lasciarle in vigore il meno possibile”.

Ma non tutti la pensano così. Oltre 2 mila fra medici ed esperti hanno firmato una richiesta al governo per attuare misure più stringenti: “Non stiamo conducendo abbastanza test né isolando i contagiati – l’immunologa Cecilia Söderberg–Nauclér del Karolinska Institute – abbiamo lasciato il virus diffondersi, ci stanno portando alla catastrofe”.