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Cristiano Aresu, chi è il farmacista che ha parlato per primo dell’Avigan

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:02
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Con un video diventato virale in pochissime ore, Cristiano Aresu è il famacista che per primo ha parlato in Italia del farmaco Avigan.

Ieri in Italia più o meno tutti sono stati informati dell’esistenza dell’Avigan, farmaco anti influenzale utilizzato in una sperimentazione sui pazienti affetti da Coronavirus. A rendere edotti gli italiani sull’esistenza di questo farmaco è stato il farmacista Cristiano Aresu, che da gennaio si trova in Giappone. Questo ha mostrato in video le immagini di una piazza giapponese, facendo vedere come nel Paese del Sol Levante fosse tornata la quasi normalità.

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Nel video il farmacista spiega che si è tornati alla normalità quando si è scoperto che l’Avigan funzionava con il 90% dei pazienti affetti da Covid-19. Quindi ha ipotizzato che l’Aifa non stesse approvando la distribuzione del medicinale (vietato sia in Europa che negli Usa) perché la sua commercializzazione avrebbe arricchito la casa farmaceutica X che se ne fosse accaparrata per prima i diritti di distribuzione.

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La risposta dell’Aifa sull’Avigan: oggi potrebbe cominciare la sperimentazione

In risposta a quanti chiedevano lumi sulla situazione, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato un comunicato in cui si legge: “L’Avigan è un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli Stati Uniti, e vi sono scarse evidenze scientifiche sulla sua efficacia”.

Sul sito si legge ancora: “Ad oggi  non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento del Coronavirus. Sono unicamente noti dati preliminari, non ancora sottoposti a revisione di esperti, di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con COVID 19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento del COVID-19)”.

Infine ancora: “E sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sull’evoluzione della malattia. La relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti”. Ciò nonostante, nella seduta odierna verrà deciso se inserire il farmaco tra quelli da sperimentare per il contrasto del Coronavirus.