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Coronavirus, il villaggio tirolese di Ischgl ha infettato mezza Europa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:05
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Coronavirus, da Febbraio il villaggio tirolese di Ischgl ha infettato l’Europa del Nord. Ecco perché l’Austria non ha isolato il paese prima del 14 Marzo.

E’ iniziato tutto lo scorso 29 febbraio, quando un aereo islandese proveniente da Monaco di Baviera atterrò a Reykjavik: a bordo c’erano solo turisti giovani, di ritorno dalla settimana bianca trascorsa a Ischgl, un piccolissimo borgo di circa 1.500 abitanti nel Tirolo, in Austria. L’Islanda a fine febbraio si trovava già in modalità d’emergenza per il coronavirus, per cui sottopose al test tutti i viaggiatori: molti di loro risultarono positivi. Il governo islandese dichiarò immediatamente il Tirolo area a rischio. Una dopo l’altra, le notizie di persone contagiate dal Covid-19 dopo essere state in vacanza a Ischgl cominciarono a diffondersi in tutto il Nord-Europa. Le autorità tirolesi, però, insistettero negando ogni evidenza: la stagione sciistica a Ischgl doveva continuare, nonostante l’allarme dei virologi e la chiusura delle frontiere a Sud dell’Austria. Il 7 marzo le autorità norvegesi sottoposero al test un gruppo di turisti che erano stati in Austria nella seconda metà di febbraio, e il giorno dopo fece un annuncio davvero inquietante: 491 dei 1.198 infettati registrati fino a quel giorno in Norvegia erano stati a sciare in Tirolo, la maggioranza di loro proprio a Ischgl. La Germania dichiarò il Tirolo zona a rischio il 13 marzo, dopo che le autorità di Ostalb avevano lanciato l’allarme: 200 persone che si erano recate in autobus a Ischgl erano risultate positive al test.

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Coronavirus, da Ischgl è partito il contagio che ha infettato l’Europa del Nord

Soltanto il 7 marzo, in seguito al registrarsi del primo caso ufficiale di coronavirus nel villaggio, ammisero la possibilità di essere focolaio del virus. Il contagiato era un uomo tedesco di 36 anni che lavorava come barman al “Kitzloch”, la più celebre baita della movida locale. Il locale venne chiuso tre giorni dopo, ma il resto di Ischgl continuò l’attività turistica come se niente fosse successo: piste aperte, ski-lift operativi e alberghi in funzione. Solo il 14 marzo da Vienna arrivò l’ordine della quarantena per chiunque dal 28 febbraio si fosse trovato in Tirolo. All’annuncio sono seguite scene di caos totale: centinaia di turisti stranieri si precipitarono sui pochi autobus in partenza da Ischgl, e non trovando posto molti di loro dormirono nella stazione di Innsbruck, senza nessuna misura precauzionale di isolamento. Oggi finalmente il paesino è totalmente sigillato, non si entra e non si esce. Ma è troppo tardi: a Ischgl si registrano quasi 400 contagi di coronavirus, il doppio di quelli di Vienna, che conta con 2 milioni di abitanti.

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