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Massimo Giletti, l’addio straziante al padre morto a gennaio a ‘Non è l’Arena’

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:32
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Duro momento per Massimo Giletti a Non è l’Arena, dove ha dedicato un pensiero al padre defunto a gennaio, al quale non ha potuto dire addio. 

Massimo Giletti ha aperto la puntata in onda ieri 15 marzo 2020 di Non è l’Arena, con un discorso personale. Ha voluto ricordare il padre morto lo scorso 3 gennaio, alla luce di quello che sta accadendo con la pandemia da Coronavirus. Si è detto fortunato per aver potuto dire addio al padre, scomparso a 90 anni, che era in terapia intensiva. Il giornalista e conduttore televisivo, però, non ha rinunciato a mandare delle frecciatine al Premier inglese Boris Johnson, e a come sia gestita oggi la sanità italiana.

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Lavorare nel nulla non è facile. Anche perché è un programma particolare in cui sentire le persone vicine è importante. Questo vuoto, questo silenzio, questo nulla che ci circonda, mi ha fatto venire in mente una riflessione particolare”, così ha iniziato il suo discorso Massimo Giletti a Non è l’Arena, passando poi a ricordare il padre: “Io ho perso mio padre il 3 gennaio e probabilmente se non lo avessi perso non direi queste cose. Ho avuto la fortuna di potergli stare vicino fino all’ultimo, era in terapia intensiva dove magari adesso ci sono persone in condizioni disperate, ho avuto la fortuna di abbracciarlo, baciarlo, ho potuto fargli capire che ero lì e in questo momento penso a chi questo privilegio, che fino all’altro giorno appariva normale, non ce l’ha…”. 

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Il ricordo toccante di Massimo Giletti

Penso a storie di persone che dopo decenni di matrimonio insieme se ne sono andate insieme uno a poche ore di distanza dall’altra”, così ha ricordato il giornalista. “Quando sento la protezione civile dare il numero dei decessi, ricordo che di là ci sono sempre persone”, ha aggiunto, prima di terminare: “Boris Johnson pensa che siano vecchi, ma io continuo a pensare siano persone. Parlo di persone che hanno costruito questo paese, che grazie alla loro pensione hanno spesso contribuito a tenerlo in piedi, aiutando i propri nipoti. Quello che voglio dire è che se forse in questi anni si fosse investito di più in sanità, avremmo potuto salvare molte di queste persone”. 

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