La strana malattia di Alyssa: il cibo si trasforma in alcol ed è sempre “brilla”

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Alyssa Kelsch, di Salt Lake City, nello Utah (Usa), ha la sindrome della fermentazione intestinale: i carboidrati e gli zuccheri che ingerisce si trasformano in alcol.

Ha l’aspetto di una persona “costantemente ubriaca” a causa di rare malattia che trasforma il cibo in alcool. Alyssa Kelsch, 26enne di Salt Lake City, nello Utah (Usa),
ha la sindrome della fermentazione intestinale: i carboidrati e gli zuccheri che ingerisce diventano un composto alcolico, con effetti collaterali qual linguaggio confuso, occhi lucidi e scoppi di risate. La sua patologia è stata finalmente diagnosticata dopo mesi di appuntamenti con medici, visite specialistiche e gravi preoccupazioni da parte della sua mamma, Brooke, 47 anni.

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Una ragazza schiava suo malgrado dell’alcol

Brooke ha lanciato l’allarme dopo aver notato che Alyssa aveva spesso l'”alito pesante”, appariva confusa e scoppiava in improvvise risate senza motivo. In altre parole, sembrava ubriaca pur non avendo assunto alcolici. Ora, Alyssa, di professione tatuatrice, sta seguendo una speciale terapia per risolvere il suo problema: le è stato prescritto un farmaco antifungino per contribuire a ridurre il livello di etanolo nel suo corpo. Mentre sua mamma ha deciso che occorre sensibilizzare l’opinione pubblica su questa rara sindrome.

“Le medicine che prende per la sua sindrome aiutano Alyssa a mangiare cibi normali senza spiacevoli conseguenze”, spiega Brooke, affermata imprenditroce. “È stata monitorata dall’inizio della cura e i livelli di etanolo stanno scendendo, quindi possiamo ben sperare. “I dottori credono che abbia contratto la malattia a causa di un antibiotico. Soffre anche di un disturbo polmonare autoimmune, quindi abbiamo avuto problemi con i suoi farmaci antifungini che interferiscono con alcune delle compresse che sta prendendo”. Ma “fortunatamente Alyssa è una ragazza molto tosta e non si arrenderà tanto facilmente alla malattia”. “Non sappiamo – continua Brooke – se ci sarà mai una cura per le sue condizioni, ma siamo disposti a provare qualsiasi cosa possa aiutarla. Speriamo che condividendo la storia di Alyssa più persone acquisiranno familiarità con questa patologia e che vengano svolte ulteriori ricerche per aiutare chi come lei deve conviverci”.

EDS