Essere genitori al tempo del Coronavirus: come si sopravvive?

Essere genitori al tempo del Coronavirus: strategie di sopravvivenza quando le scuole sono chiuse

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Sono una giornalista, ma sono anche una mamma di due bambine di quasi 7 e quasi 5 anni. Ho un cane, un gatto, un marito e un’altro figlio in arrivo, anche lei femmina. Non starò qui a parlarvi del fatto che probabilmente partorirò in ospedale durante uno scenario apocalittico, visto che il lieto evento è previsto a breve, ma di come stiamo cercando di sopravvivere a questi giorni di chiusura forzata delle scuole.

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Io abito nella zona gialla, ci sono stati alcuni contagi e per ora la situazione  pur preoccupante non è critica come in altre realtà, anche se stiamo – come tutti – navigando a vista. Questa che sta volgendo al termine è la seconda settimana di aule vuote, se ne prospetta una terza e forse più, visto che qualcuno sta già mettendo le mani avanti e probabilmente si andrà avanti fino a inizio aprile.

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Essere genitori e Coronavirus: come organizzarsi

Come stiamo vivendo questi giorni così surreali? Devo dire che noi da tempo abbiamo scelto di lavorare da casa quindi siamo abituati ad avere abitazione e bottega nello stesso luogo. Con le bambine si tratta di organizzarsi per far fare a una i compiti che le maestre le assegnano tramite diario elettronico, mentre l’altra chiede con più insistenza che si giochi insieme e noi cerchiamo di alternarci per prestarle attenzione.

Parliamo proprio di questi due aspetti: di quello scolastico e di quello ludico. Per quanto riguarda il primo, ho letto da più parti che la scuola italiana non è assolutamente preparata all’e-learning, cioè alla didattica a distanza. Mia figlia frequenta la prima elementare, quindi il problema ci tocca di traverso, ma credo che – come sempre – la tendenza al lamento la faccia da padrone. Il fatto che le scuole siano state chiuse è un provvedimento giusto e sacrosanto secondo me, visto che i bambini – sebbene abbiano meno probabilità di ammalarsi di Coronavirus rispetto agli adulti – sono il primo ricettacolo di germi. Cosa si sarebbe potuto fare di diverso? Quali soluzioni propongono i genitori che non sono soddisfatti di come si svolge la didattica on line? Perché ci sono persone che sottolineano il fatto di non avere un computer o una stampante, ma quelle stesse persone spesso sono dotate di cellulari di ultima generazione, con schermi anche di dimensioni ragguardevoli, o di iPad che possono comunque assolvere il compito di seguire una lezione. Insomma, una soluzione si trova e spesso a scovarla sono i ragazzi, che – rispetto ai loro genitori – si ingegnano per stare al passo con il programma.

Per quanto riguarda l’aspetto ludico, ovvero lo stare assieme ai figli tanto tempo – per chi può usufruire dello smartworking – credo che forse esso rappresenti la difficoltà maggiore. Noi siamo un caso particolare e privilegiato, frutto però di una riflessione in tempi non sospetti: per seguire le nostre figlie io e mio marito abbiamo deciso di lavorare come liberi professionisti. Questo significa che – senza aspettare il Coronavirus – siamo abituati a viverci le nostre figlie moltissime ore al giorno, quando non sono a scuola o all’asilo. Certo, non è sempre semplice, ma il self-control sviluppato in questi anni ci ha permesso di non farci prendere dal panico almeno per quello. Ho letto in diverse parti che alcune mamme o papà vivono con terrore il fatto di stare in “quarantena” , come una “prigionia” vicino ai loro figli. Ovviamente io conosco solo la mia esperienza, ma penso che si potrebbe sfruttare questo periodo strano per goderseli un po’ (sì, anche se sono adolescenti).

Ogni momento di crisi può essere sfruttato per tramutarsi in opportunità: sia nel piccolo, come nel nucleo famigliare, sia nel più grande. Certamente la società dovrà riflettere a lungo su questi cambiamenti epocali. Tante cose che davamo per scontate, come la libertà di andare dove ci pare e soprattutto la salute, non lo sono affatto. E a noi genitori che dobbiamo organizzare tutto senza impazzire dico: se proprio alla sera andiamo fuori di testa, c’è sembra un bicchiere di vino.