Coronavirus Italia, le responsabilità del governo: “Calcoli sbagliati”

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In un editoriale molto forte, il Messaggero attacca duramente la classe dirigente al Governo, rea di aver sottovalutato l’emergenza Coronavirus Italia.

Dopo appena due settimane dallo scoppio dell’epidemia Coronavirus al nord Italia, ci troviamo dinnanzi ad una situazione più difficile di quanto non si prospettasse all’inizio. La quarantena delle zone rosse, infatti, non è bastata a contenere il contagio ed oggi il bilancio è di 3858 casi, 148 vittime e 414 guariti. Non solo, in ognuna delle 20 regioni italiane c’è almeno un caso riscontrato di contagio, sebbene le zone in cui è epidemico rimangono quelle dei giorni passati, ovvero Lombardia, Veneto e Emilia Romagna.

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Come spiegato ampiamente nei giorni precedenti il problema non è tanto la letalità del virus, che si attesta sul 3% e riguarda soprattutto persone con problemi di salute pregressi, quanto il numero potenzialmente esondante di contagi. Qualora il numero dovesse salire a questi ritmi si corre il rischio di non avere sufficienti posti per la terapia intensiva di quel 5% di contagiati che sviluppa sintomi gravi. A tale scopo sono state varate nuove misure restrittive, tra cui la chiusura di scuole, università, attività che lavorano al contatto con grandi numeri di persone. Ma anche le indicazioni sui comportamenti giornalieri, come il mantenere la distanza di sicurezza e non avere contatti con stretti.

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Coronavirus Italia: la situazione attuale è colpa del Governo?

Viene da chiedersi se le misure applicate ieri non siano giunte in maniera tardiva. Di questo è certo l’editorialista del ‘Messaggero‘, il quale evidenzia 3 errori commessi dalla classe dirigente in queste ultime settimane. Il primo, ci dice, è stato: “Avere sottovalutato, nonostante le avvertenze degli esperti (il primo allarme di Roberto Burioni è dell’8 gennaio, ben due mesi fa), la gravità della minaccia dell’epidemia di coronavirus”. Il secondo errore, evidenzia ancora: “Aver rinunciato, quando la misura sarebbe stata ancora efficace, a una campagna massiccia di tamponi, per la paura di danneggiare l’immagine dell’Italia all’estero”. Infine, si legge ancora: “aver insistito per giorni sulla necessità di far ripartire l’economia, come se questo obiettivo – se perseguito nel momento di massima espansione dell’epidemia – non avesse l’effetto di facilitare il contagio”.