Coronavirus, baristi con tute e mascherine: “Proviamo a sdrammatizzare”

Sta facendo discutere la trovata del titolare di un bar romano che, per vincere la paura del Coronavirus, ha scelto di servire i clienti con una “divisa” molto particolare.

Una tuta intera bianca, con tanto di mascherina, invece della solita divisa da cameriere col grembiule nero. E’ la sorpresa che si sono trovati davanti stamattina i clienti del Caffè Romano, nel cuore del quartiere multietnico dell’Esquilino, nella Capitale. A escogitare la “trovata” è stato il titolare del bar, Andrea Lucidi, con l’intenzione di vincere, o almeno esorcizzare, la paura Coronavirus che – dice – “sta dilagando in tutto il quartiere”.

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“La mia voleva essere una provocazione – spiega il titolare, sperando così di spegnere le polemiche sollevate dalla sua iniziativa -. Purtroppo il messaggio è stato interpretato male e da questa mattina ho ricevuto anche molte lamentele che si stanno placando solo ora. Io con i cinesi ci lavoro ogni giorno, e da una settimana non entra più nessuno. Mi chiedono tazzine e bicchieri in plastica, si sta diffondendo una psicosi collettiva”.

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C’è da dire che Lucidi non è nuovo a iniziative sui generis. Nel 2011, quando si diffuse la notizia che un violento terremoto avrebbe potuto colpire e distruggere Roma, il barista si presentò al lavoro munito di caschetto! “Mi piace sdrammatizzare situazioni simili – conclude l’esercente -, ma domani mi toccherà indire la giornata gratis al bar per i cinesi per rimediare al clamore di oggi”.

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L’altra faccia del Coronavirus

Sempre a Roma un altro bar, stavolta a Fontana di Trevi, in pieno centro storico, è balzato agli onori delle cronache per aver esposto un cartello in cinese e in inglese per invitare chi arriva dal paese orientale a non entrare. L’avviso è stato affisso questa mattina all’ingresso del locale, in via del Lavatore, accanto a un hotel: “A causa delle disposizioni internazionali di sicurezza, a tutte le persone provenienti dalla Cina non è permesso di entrare in questo posto. Ci scusiamo per il problema”. E stavolta la “trovata” fa meno ridere…

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