Susanna Tamaro, “Mi ritiro dalla vita pubblica”: il perché spiegato in un suo libro

Susanna Tamaro il tuo sguardo illumina il mondo
Susanna Tamaro (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images)

“Mi ritiro dalla vita pubblica perché non ho più energie”, ha raccontato Susanna Tamaro aggiungendo di averne detto il motivo nel suo libro Il tuo sguardo illumina il mondo

La scrittrice Susanna Tamaro ha dichiarato: “Mi ritiro dalla vita pubblica perché non ho più energie.” Questa eventualità era stata già accennata dall’autrice in un suo libro.

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Susanna Tamaro nell’intervista svela tanti perché

La scrittrice ha raccontato che intende ritirarsi dalla vita pubblica, ma non per questo smettere di scrivere: “Come sapete soffro di una sindrome neurologica, quella di Asperger, che dà tanti vantaggi, come una memoria spaventosa, ma anche tanti svantaggi, soprattutto dopo 50 anni”, ha raccontato Susanna Tamaro. L’autrice ha dato l’annuncio in occasione del suo 62° compleanno. Rinuncerà solo ai suoi impegni pubblici, ma non alla scrittura: “Scelgo di rimanere a casa per poter ancora scrivere”. La scrittrice circa un anno fa aveva rivelato ai suoi lettori di soffrire della sindrome di Asperger proprio fra le pagine del libro Il tuo sguardo illumina il mondo:
Soffro della sindrome di Asperger, è questa la mia invisibile sedia a rotelle, la prigione in cui vivo da quando ho memoria di me stessa. […] Basta un minimo rumore, un evento imprevisto e dentro di me si scatena il disordine. E con il disordine la disperazione.”

E questo mondo ha leggi che nessun altro è in grado di capire.”

“All’epoca della mia infanzia simili disturbi non si conoscevano. Nel migliore dei casi venivo considerata una bambina strana, prigioniera di una timidezza patologica. Non dormivo, non parlavo, non guardavo mai negli occhi. Le cose che facevano gioire gli altri bambini mi lasciavano indifferente. Avvenimenti di cui gli altri bambini neppure si accorgevano mi provocavano strazi interiori. I miei capricci erano capricci metafisici, privi di oggetto.”
“Tutta la vita ho lottato contro la complessità dei miei disturbi, contro gli enormi ostacoli che disseminavano — e continuano a disseminare — nei miei giorni. Per decenni mi sono colpevolizzata per non riuscire a essere come gli altri, per non essere in grado di affrontare cose che le altre persone consideravano normali. Avendo una profonda capacità introspettiva, non riuscivo a capire dove fosse il punto di frattura. Ero perfettamente consapevole di tutti i grandi traumi e di tutte le carenze della mia infanzia, eppure non riuscivo a trovare in questi la luce capace di illuminare i miei disturbi.”
“Verso i quarant’anni, i disturbi si sono aggravati e così è iniziato il mio girovagare tra i neurologi.”
“Non sono fobica, non sono ansiosa, non sono depressa, non sono ossessiva, eppure tutte queste condizioni si alternano regolarmente dentro di me.”
“Ora lo posso dire. Provo una stanchezza quasi mortale. Sessant’anni di finzione senza essere un attore. I gesti normali delle persone, quelli che vengono compiuti quasi inconsapevolmente, per me sono dei piccoli Everest quotidiani. Conquiste faticose, che avvengono tutte in un riservato silenzio. Andare al ristorante, incontrare persone nuove in ambito professionale, fare o ricevere una telefonata, dormire in albergo in una camera che non conosco, prendere un treno pieno di gente, affrontare le ore di prigionia di un aereo.”
“E che cos’è che mi permette di sopravvivere alla fragilità dei miei giorni?Tutto ciò che è limitato, ripetitivo, stabile. Tutti i mondi in cui quello che accade è chiaro, senza possibilità di fraintendimenti.”
“Ho avuto anche la fortuna di poter costruire intorno a me, nel corso degli anni, un mondo a mia misura. Gli anni in cui ho avuto un lavoro normale, seppur precario, sono stati anni in cui sentivo la morte vicina. Ogni mattina, mi svegliavo disperata. I fine settimana li trascorrevo chiusa in casa con terribili dolori alla testa. Le persone con questa sindrome vivono immerse in un innato candore.Non sono capaci di immaginare il male nelle persone con cui entrano in relazione, non comprendono le loro intenzioni e questo ci rende le vittime naturali di ogni bullo, di ogni sadico e di ogni pervertito. La nostra intima, inerme fragilità istiga il tribale predominio del gruppo.E il modo in cui questa forza si manifesta è quello cieco e perverso che nasce dalla zona d’ombra che ogni essere umano custodisce nel profondo del proprio cuore.”

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