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Susanna Tamaro
(screenshot video)

Susanna Tamaro in un libro racconta la sua malattia, la sindrome di Asperger e la definisce come “una prigione in cui vivo da sempre”.

La scrittrice Susanna Tamaro deve convivere con una malattia, la sindrome di Asperger, un disturbo pervasivo dello sviluppo, parente dell’autismo, che lei definisce come la sua “invisibile sedia a rotelle, la prigione in cui vivo da quando ho memoria di me stessa”. Il suo dramma è raccontato nel libro “Il tuo sguardo illumina il mondo”, che esce il 20 settembre, con alcuni brani pubblicati oggi in anteprima sul ‘Corriere della Sera’.

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Il dramma di Susanna Tamaro raccontato nel suo ultimo libro

“La mia testa non è molto diversa da una vecchia motocicletta”- scrive Susanna Tamaro – “Basta un minimo rumore, un evento imprevisto e dentro di me si scatena il disordine. E con il disordine la disperazione. Sbatto allora la testa contro il muro. «Non capisco più niente!» ripeto, gridando. Tutto in me si fa buio. Non so più da che parte cominciare a rimettere tutto a posto”.

Le parole di Susanna Tamaro hanno lasciato allibiti i suoi fans: “Vivevo — e continuo a vivere — in un mondo che è solo mio. E questo mondo ha leggi che nessun altro è in grado di capire. All’epoca della mia infanzia simili disturbi non si conoscevano. Nel migliore dei casi venivo considerata una bambina strana, prigioniera di una timidezza patologica. Non dormivo, non parlavo, non guardavo mai negli occhi. Tutta la vita ho lottato contro la complessità dei miei disturbi, contro gli enormi ostacoli che disseminavano — e continuano a disseminare — nei miei giorni”.

Oggi la sua condizione è ancora più gravosa: “Provo una stanchezza quasi mortale. Sessant’anni di finzione senza essere un attore. I gesti normali delle persone, quelli che vengono compiuti quasi inconsapevolmente, per me sono dei piccoli Everest quotidiani. Conquiste faticose, che avvengono tutte in un riservato silenzio. Andare al ristorante, incontrare persone nuove in ambito professionale, fare o ricevere una telefonata, dormire in albergo in una camera che non conosco, prendere un treno pieno di gente, affrontare le ore di prigionia di un aereo”.

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