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La Francia in rivolta: via al “giovedì nero” contro la riforma delle pensioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:23
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Scioperi annunciati in tutto il Paese, 4.000 agenti schierati a Parigi, dove si attendono un migliaio di black block e gilet gialli. Ecco cosa sta succedendo in Francia.  

La Francia intera si mobilita contro la riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron. E lo fa bloccando letteralmente il Paese con un “giovedì nero” di scioperi in tutto il paese. Treni, metropolitane, autobus, scuole pubbliche, ospedali, netturbini: milioni di dipendenti del settore pubblico e privato incroceranno le braccia per dire “no” a quello che temono sia un pericoloso passo indietro sul fronte dei diritti acquisiti (un tema caldo, come noto, anche in Italia). Un po’ come avvenne con i grandi scioperi che 14 anni fa fecero cadere il governo Juppé.

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La Francia verso una nuova rivoluzione?

Per rendere l’idea della portata della protesta, basti pensare che sono quasi 250 le manifestazioni indette in tutta la Francia per manifestare contro il futuro “sistema universale” delle pensioni. In piazza non solo i sindacati, ma anche i gillet giallli che sperano in quest’occasione per “risorgere”, oltre ai partiti di destra e sinistra – dal Rassemblement National di Marine Le Pen ai socialisti – uniti per abolire i 42 regimi speciali, fonte di eterni privilegi e ingiustizie, e introdurre a un sistema di “pensioni a punti” più equo e sostenibile per le casse dello Stato.

Va da sé che sono molti i timori per l’ordine pubblico: solo a Parigi si parla di 4.000 agenti, in attesa di circa un migliaio di black block e gilet gialli. Come accennato, nel 1995 il Paese restò paralizzato per tre settimane, fino a Natale, con 2 milioni di lavoratori in piazza, in una sollevazione generale culminata nelle dimissioni dell’allora premier Alain Juppé e nello scioglimento del Parlamento. Oggi nel mirino c’è soprattutto il presidente Macron e il suo governo “neoliberale e autoritario”, come denunciando in un appello su Le Monde 180 intellettuali e artisti – da Édouard Louis a Thomas Piketty, da Annie Ernaux a Robert Guédiguian – vicini “alle donne e agli uomini che lottano”. Forse è l’inizio di una nuova rivoluzione.

EDS