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Raffaele Sollecito: “Persi 8 anni della mia vita”, 12 anni fa l’omicidio di Meredith

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:37
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Raffaele Sollecito
Anniversario omicidio Meredith Kercher e Raffaele Sollecito parla di quanto vissuto FOTO mediaset le iene

Ricorre il dodicesimo anniversario dell’omicidio di Perugia in cui venne assassinata Meredith Kercher. Raffaele Sollecito parla di tutto quanto vissuto durante tutti questi anni.

Ricorre oggi il dodicesimo anniversario dell’omicidio di Meredith Kercher. Per quel delitto furono accusati Raffaele Sollecito ed Amanda Knox inizialmente. Ai tempi i due erano fidanzati e per l’uccisione della 21enne studentessa inglese nella villetta di Perugia dove viveva il giovane pugliese e la sua coetanea di nazionalità statunitense finirono anche in carcere per 4 anni in totale. Fino alla sentenza in terzo grado in cui i due furono giudicati innocenti. Il vero colpevole per la giustizia fu invece Rudy Guede, di nazionalità ivoriana. Amanda e Raffaele Sollecito affrontarono comunque un lungo periodo durato dal 2007 al 2015, ed intanto parte dell’opinione pubblica si è fatta una idea negativa riguardo a loro. Sollecito, intervistato da Open, parla di “cicatrici che rimarranno per sempre. Io a quella sera ci penso ancora. Per 8 anni la gente ha pensato che fossi un killer spietato, che uccidessi a sangue freddo”.

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Raffaele Sollecito: “Ho perso 8 anni della mia vita”

Gli anni vissuti in carcere “sono stati 8 anni della mia vita che ho perso, quattro dei quali vissuti in un carcere di massima sicurezza”. Con anche 6 mesi di isolamento. “La cosa mi ha molto turbato, h avuto problemi cognitivi ed attacchi di panico. Il carcere è un ambiente pericoloso, duro, lì ho visto detenuti accoltellarsi per una crostatina”. Di Meredith Kercher, Raffaele Sollecito dice: “La conoscevo appena, è una vittima come noi. Sono dispiaciuto per la sua famiglia. Perdere una figlia a nemmeno 21 anni è una cosa terribile. Mi dispiace che abbiano creduto sempre alla Procura senza mai volere parlare con me. Dialogare con loro mi sarebbe piaciuto”.

“Trovare lavoro è stato difficile, appena sapevano di me mi cacciavano”

Adesso il pugliese è un cittadino libero, “ma nella società mi sono reintegrato grazie alla mia famiglia, non certo allo Stato italiano”. Cosa fa oggi Raffaele? “Lavoro come ingegnere informatico, ma trovare lavoro non è stato facile. Per un certo periodo sono stato in Francia, quando però si è saputo della mia storia mi hanno licenziato in tronco”. In merito ad un eventuale risarcimento per ingiusta detenzione, lui stesso dice che lo Stato glielo ha negato. “E questo perché avrei deviato le indagini. La decisione l’ha presa la stessa Corte di Appello che inizialmente mi aveva condannato. Assurdo. Se sento ancora Amanda? Ogni tanto, siamo rimasti amici dopo esserci allontanati. A giugno venne in Italia (fu ospite del Festival della Giustizia a Modena) ma non ci siamo visti. Non ci vediamo più da anni”.