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Si suicidò a 16 anni, i genitori assolti in appello: “Non furono loro a istigarla”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:24
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Dopo la condanna per maltrattamenti, i genitori di Rosita Raffoni sono stati assolti in appello: ecco gli ultimi sviluppi del caso.

Nuova svolta nel caso di Rosita Raffoni. I genitori della 16enne morta suicida a Forlì il 17 giugno 2014, condannati per maltrattamenti a tre anni e quattro mesi in primo grado, sono stati assolti in appello. La sentenza della Corte di assise di appello di Bologna (presidente Orazio Pescatore, giudice a latere Milena Zavatti) è stata letta dopo circa un’ora di camera di consiglio. I due imputati, Roberto Raffoni e Rosita Cenni, non erano presenti in aula.

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La richiesta della Procura e la decisione dei giudici

Rosita Raffoni si tolse la vita gettandosi dal tetto della sua scuola a Forlì, e in un video-testamento lanciò pesantissime accuse a suo padre e sua madre: “Mi odiate, non mi rimpiangerete”. Secondo il tribunale che ha emesso la seconda sentenza, tuttavia, i suoi genitori non sono colpevoli di maltrattamenti e istigazione al suicidio.

A conclusione della sua requisitoria, il sostituto procuratore generale Valter Giovannini aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado per lei, senza l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, e la condanna a una pena di sei anni e sei mesi per lui, ritenendo l’aggravante assorbita nell’istigazione al suicidio. A sostegno della sua richiesta aveva portato una frase detta dal padre dopo il riconoscimento all’obitorio: “Era quello che voleva”.

L’avvocato Michela Vecchi, che difende i genitori di Rosita con i colleghi Marco Martines e Giuseppe Coliva, ha dichiarato che “pur nel dolore di una tragedia, perché Rosita non c’è più, i giudici, assolvendoli con formula piena, hanno riconosciuto la realtà dei fatti, perché non ci sono mai stati maltrattamenti, né istigazione al suicidio”. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, dopo di che la Procura generale potrebbe procedere al ricorso in Cassazione. ​

EDS