Il papiro di Artemidoro è un falso: un inganno costato 3 milioni di euro

Il papiro di Artemidoro venne comprato dalla Compagnia di San Paolo per 3 milioni di euro ma, terminata l’inchiesta di Spataro, è stato stabilito che l’opera sia un falso.

Uno fra i primi studiosi ad avere alcune perplessità sull’autenticità del papiro, valutato come risalente al I secolo a.C., è stato Luciano Canfora. Lo storico, riconosciuto come “profondo conoscitore della cultura classica”, si è contrapposto alla comunità scientifica per molto tempo invano. I più illustri ricercatori erano rimasti ancorati alla convinzione che il reperto fosse attribuibile al geografo Artemidoro di Efeso sino a che, mosso da una pulce nell’orecchio, il Ministero per i beni e le attività culturali non ha deciso di effettuare un controllo richiedendo ulteriori esami per l’autenticazione.

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Un falso pagato quasi 3 milioni di euro: come è stato possibile?

Sin dai primi controlli sull’inchiostro, gli esami richiesti dal Ministero dei beni culturali hanno riportato come improbabile che il papiro attribuito al geografo Artemidoro di Efeso potesse risalire al I secolo a.C. Secondo le stime, confermate da approfonditi esami (la spettrofotometria e la spettroscopia Raman), il reperto acquistato nel 2004 dalla Compagnia di San Paolo non poteva certo risalire a più di duemila anni fa. Lo storico Luciano Canfora, che per primo ne aveva messo in discussione l’autenticità, ha identificato il falsario nella figura di Costantino Simonidis e portato come prova i diffusi elementi di  simmetria fra il papiro e opere e esperienze vissute dell’avventuriero greco. Giunto nelle mani del mercante d’arte Serop Simonian, il papiro è stato portato dalla Germania alla Fondazione per l’arte della Compagnia San Paolo che lo ha acquistato come autentico senza svolgere ulteriori accertamenti. La sola parola del venditore è bastata a ottenere un pagamento di 2 milioni e 750 mila euro e la successiva esposizione del papiro presso il Museo Egizio. Dopo la segnalazione del Ministero, il procuratore di Torino Armando Spataro che ha condotto le indagini, ne ha reso ufficiale l’esito mettendo un punto definitivo alla questione: il papiro è un falso. I reati imputabili al mercante d’arte Serop Simonian sono ormai prescritti da tempo ma il reperto torna finalmente ad avere il valore che gli compete, che si attesta sulle 20 lire egiziane (poco più di un euro). “Si annunciano ulteriori approfondimenti ma diciamo che, pur non essendo di fronte alla pistola fumante, le evidenze preliminari sembrano supportare la tesi del falso più di quella dell’autenticità. Per quanto riguarda gli inchiostri la composizione appare decisamente diversa da quelli usati nei papiri egiziani del periodo dal I al VI secolo e i frammenti sembrano far emergere l’ipotesi che il papiro sia stato posizionato su una rete metallica zincata e sottoposto ad azione di acidi, un trattamento che ha determinato il trasferimento dello zinco alla rete metallica”, ha riferito Piero Gastaldo, presidente della Fondazione. Il dirigente ha lasciato il suo incarico a causa delle forti pressioni per quello che era stato un allarme lanciato ormai da tempo. La stessa ex direttrice del Museo Egizio, Eleni Vassilika, già truffata da Serop Simonian, aveva messo in dubbio l’autenticità del papiro e si era rifiutata di esporre le opere da lui comprate ma questo non era bastato a far luce sul personaggio. “La certezza del falso è abbondantemente provata, sulla base di elementi indiziari gravi, precisi e concordanti – riferisce il procuratore Spataro – fermo restando l’opacità assoluta dell’intera vicenda/trappola in cui la fondazione stessa è intercorsa e che sarebbe stata verosimilmente evitabile attraverso accertamenti, studi e consulenze affidabili prima dell’acquisto del papiro di Artemidoro”. L’indagine si conclude con la verità, una richiesta di archiviazione e la fine di un’impresa che neanche nelle sue più rosee aspettative il falsario Costantino Simonidis avrebbe mai potuto immaginare.

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Marta