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Justine Mattera, fine dell’incubo: definitiva la condanna per il ‘ricattatore’ Repici

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(instagram)

Si è conclusa questa mattina la vicenda giudiziaria di Justine Mattera, per la Cassazione il giovane Repici la ricattò nel 2012 fingendosi Franco Trentalance.

L’incubo di Justine Mattera può dirsi finalmente terminato. Non che Anthony Matthew Repici fosse un pericolo per lei, ma la condanna della Corte di Cassazione mette la parola fine a una tormentata vicenda giudiziaria per la showgirl che era iniziata nel 2012 in un modo a dir poco surreale. I magistrati hanno dichiarato inammissibile il ricorso del giovane originario di Messina, confermando la pena di un anno e due mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello di Milano il 26 aprile dello scorso anno. Di fatto, la sentenza è passata in giudicato ed è quindi definitiva da questa mattina. Per i giudici, quindi Repice avrebbe effettivamente ricattato Justine Mattera all’epoca dei fatti.

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Justine Mattera, fine dell’incubo: definitiva la condanna per il ‘ricattatore’ Repici

Secondo quanto si legge nel capo d’imputazione, tra il luglio e il novembre del 2012 Repici (all’epoca 22enne) si sarebbe avvalso di due profili Facebook falsi per sostituirsi a Franco Trentalance, noto pornodivo, e iniziare così delle conversazioni telematiche con Justine Mattera. Quest’ultima, difatti, era realmente convinta di stare parlando con Trentalance e quindi confidò (a Repici) alcune informazioni private. Il giovane, a quel punto, ricattò la showgirl minacciando di rivelare il contenuto di queste conversazioni che lui stesso definì compromettenti, qualora il rapporto telematico non fosse proseguito. La Mattera, però, denunciò tutto alle forze dell’ordine dopo essersi resa conto dell’inganno. Ma secondo quanto appurato nel corso delle indagini, il giovane Repici avrebbe usato lo stesso stratagemma l’anno precedente. Era il 2011 e si sarebbe spacciato per il ciclista veneto Filippo Pozzato per ‘agganciare’ Irene Cao, scrittrice di romanzi erotici. Insomma, un vero e proprio modus operandi che è stato scoperto e per il quale il 29enne siciliano è stato condannato in via definitiva.