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Giorno del Ricordo 2019: quello che c’è da sapere sulle foibe

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:17
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Trieste, Piazza del Municipio
Trieste, Piazza del Municipio

Giorno del Ricordo 2019: cos’erano le foibe, cosa successe nella penisola istriana nella seconda guerra mondiale

Il 10 febbraio è la giorno del Ricordo dedicata a un eccidio, spesso dimenticato e molte volte strumentalizzato dalla politica,  dove morirono migliaia di persone a cavallo della fine della seconda Guerra Mondiale, si tratta dell’eccidio delle Foibe. Nei territori, da sempre contesi, della dalmazia e dell’Istria, al confine fra Italia e l’allora Jugoslavia, gli uomini e i partigiani del dittatore jugoslavo Tito sfogarono la loro cieca rabbia contro i loro ex invasori uccidendo migliaia di persone italiane con estrema crudezza gettandoli nelle foibe.

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Cosa sono le foibe e cosa successe

Nei territori della zona del Carso, fra Trieste, la costa dalmata e la Penisola istriana, sono presenti delle cavità naturali del terreno dette in maniera dialettale ‘foibe’. Queste cavità divennero la scenografia per degli orribili massacri compiuti fra il 1943 e il 1945 dai partigiani del dittatore comunista Tito ai danni degli italiani, dei fascisti e degli oppositori del regime. Questi territori a lungo contesi fra i due Paesi vennero invasi nel 1941 dal Terzo Reich e dalle truppe italiane. Ma già prima fra le due guerre mondiali l’Italianizzazione forzata di questi territori aveva creato un forte ostracismo nella popolazione locale nei confronti degli italiani.

Fra il 1918 e il 1943 i territori della Venezia Giulia e della Dalmazia passarono infatti sotto il controllo italiano. Durante il fascismo la volontà di italianizzare a tutti i costi queste zone venne attuata con una forte repressione nonostante oltre la metà della popolazione presente era croata e slava. Il modello fascista di italianizzazione prevedeva la cancellazione della lingua slava: fu riformulata la toponomastica, furono chiuse le scuole bilingue, fu imposto con la forza l’uso dell’italiano. A ciò si aggiunsero i pestaggi fascisti e poi successivamente le deportazioni nei campi di concentramento nazisti.

I sentimenti di vendetta contro il nemico italiano esplosero con una ferocia inaudita dal settembre del ’43, ovvero con la firma dell’Armistizio dell’Italia. In Istria e in Dalmazia alla caduta del regime fascista i partigiani di Tito considerarono ‘nemici del popolo’ tutti gli italiani non comunisti e si vendicarono torturandoli e gettandoli nelle foibe. Le modalità di uccisione furono di estrema barbaria: i prigionieri erano legati gli uni agli altri con del fil di ferro e posti sul bordo della foiba; si sparava solo ad alcuni della fila i quali precipitando all’indietro ed essendo legati trascinavano con se gli altri prigionieri. I sopravvissuti erano così costretti a morire fra stenti e dolori sopra i cadaveri dei loro connazionali.

Le violenze aumentarono alla fine della seconda Guerra Mondiale quando l’esercito jugoslavo cercò di occupare quei territori che l’Italia gli aveva tolto nella Prima Guerra Mondiale. Migliaia di italiani che vivevano nei territori della penisola istriana, delle Dalmazia e di Fiume dovettero abbandonare la loro terra e riparare in Italia. Chi non riuscì a scappare fu preso dai partigiani di Tito, deportato nei campi o gettato nelle foibe. La violenza si accanì dapprima contro i rappresentati militari, i carabinieri, fascisti e collaborazionisti. Poi la sete di vendetta divenne ancora più brutale coinvolgendo intere famiglie, donne, anziani, bambini, imparentati con gli oppositori, o comunque chiunque venisse visto come un antagonista al regime di Tito, inclusi i partigiani italiani che avevano combattuto per liberare l’Italia dal Nazi-fascismo e non accettavano l’invasione jugoslava e anche semplici cittadini senza nessuna connotazione politica.

La rivalsa unita alla volontà di attuare una rivoluzione comunista che avrebbe incluso Trieste portò a retate feroci e brutali con una connotazione di pulizia etnica: l’italiano era visto come il nemico da annientare. Nelle foibe morirono dalle 10 alle 20 mila persone.

La situazione di queste terre italiane dell’est si concluse sono nel 1947 con la firma del trattato di Pace di Parigi. Alla Jugoslavia furono consegnati i territori di Zara, delle isole dalmate, l’Istria e Fiume e il diritto alla confisca dei beni dei cittadini italiani i quali sarebbero stati poi indennizzati dal governo italiano. Con i nuovi confini migliaia di italiani furono costretti all’esodo forzato e la stragrande maggioranza emigrò in Sud America, Stati Uniti, Canada e Australia, gli altri ripararono in Italia. Trieste dal 1946 al 1954 divenne un territorio libero amministrato dalla comunità internazionale e solo nel 1954 tornò ad essere pienamente italiano mentre la penisola istriana passò totalmente al controllo jugoslavo.