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Julen bambino pozzo
(screenshot video)

Il piccolo Julen è in fondo a un pozzo a 80 metri di profondità da 12 giorni, il pediatra galiziano Rodrìguez conserva un filo di speranza.

Mentre la squadra di 8 minatori delle Asturie sta lavorando instancabilmente per arrivare al punto esatto in cui si trova Julen, il mondo si domanda se sia possibile che il piccolo di 2 anni abbia potuto resistere per 12 giorni a quasi 80 metri di profondità. Caduto in un pozzo costruito abusivamente a Totalàn, in provincia di Malaga, domenica 13 gennaio. Al freddo, al buio e senza viveri. In molti, quasi tutti, concordano nel pensare che l’unico scenario possibile sia che il bambino venga ritrovato privo di vita da chi sta scavando a mano il cunicolo orizzontale per raggiungerlo. Qualcuno, però, spera ancora in qualcosa in più di un ‘semplice’ miracolo. E anche il mondo della scienza si mobilita, pur muovendosi con tutte le prudenze del caso.

Julen da 12 giorni in un pozzo, il pediatra Rodrìguez: “Troppo tempo, ha bisogno di ossigeno, acqua e cibo”

“La scienza dice che è complicato, ma la speranza è l’ultima a morire”. Parla così il pediatra galiziano Antonio Rodrìguez, che lavora all’Unità di terapia intensiva dell’Ospedale di Santiago di Compostela e che fa parte della Società spagnola di pediatria ambulatoriale e cure primarie, in merito al caso del piccolo Julen. “La cosa certa è che, per quanto sia dura ammetterlo, è improbabile – dice in un’intervista rilasciata a El Mundo – Soprattutto perché è enorme la necessità di idratazione. E’ tremendo quello che è successo, il passato ci dice che bambini sono sopravvissuti per 3-4 giorni sotto le macerie in casi di terremoto. Però così tanto tempo…”. Il dottor Rodrìguez analizza i bisogni di Julen, da 12 giorni in fondo a un pozzo abusivo di Totalàn: “Julen necessita di tre cose: ossigeno, acqua e cibo. E la cosa più complicata da trovare in questi casi è l’acqua, di cui un bambino ha bisogno più di un adulto”.

Julen, Rodrìguez conserva un filo di speranza: “Ecco perché potrebbe essere ancora vivo”

Qualche flebile speranza, però, il dottor Rodrìguez non la perde: “Laggiù fa freddo e in questo caso il corpo espelle meno acqua, quindi ne ha minor necessità. Questo potrebbe averlo favorito. Inoltre, nel sottosuolo è possibile che il bambino abbia trovato acqua. Per quanto riguarda l’ossigeno, il corpo ha bisogno di aria con ossigeno che si rinnova. Se ti trovi in una stanza chiusa ermeticamente non succede, sotto terra sì”. E per quanto riguarda la temperatura fredda? “Gioca un ruolo molto importante – spiega ancora Rodrìguez – Anche soffrendo d’ipotermia, il corpo ha bisogno di meno energia se fa freddo. Mentre col caldo i polmoni e il cuore vanno più velocemente e necessitano di più acqua. Se ti trovi senza viveri, è più probabile morire nel deserto che in un polo”.

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