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Pensioni, novità dopo la manovra: quota 100 e 4 finestre per andare in pensione

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Inps
(websource)

Pensioni, ecco tutte le novità dopo la manovra: quota 100 e 4 finestre per andare in pensione. 

Dopo la manovra approvata ieri dal Consiglio dei Ministri c’è molta curiosità per capire come sia cambiata davvero (dopo tanti annunci) la Legge Fornero sulle pensioni. Cerchiamo dunque di andare al di là degli annunci e di capire come può davvero cambiare il sistema pensionistico italiano.

Pensioni, quota 100 e le quattro finestre di uscita

La famosa quota 100 consiste nella possibilità di andare in pensione in anticipo al raggiungimento dei 62 anni d’età, purché si abbiano almeno 38 anni di contributi (la somma per l’appunto fa 100). Va sottolineato che i 38 anni di contributi restano anche per età successive e questo vuol dire che a 63, 64, 65 e 66 anni la quota 100 diventerà in realtà 101, 102. 103 e 104. A 67 anni invece si potrà andare in pensione con le vecchie modalità e perciò con 20 anni di contributi versati.

Quota 100 sarà suddivisa in quattro finestre annue. Ciò significa che chi raggiunge i requisiti entro il 31 marzo riceverà la prima pensione ad aprile. Mancano ancora conferme ufficiali ma da quel che si apprende da febbraio 2019 si potranno presentare le prime domande per andare in pensione previo ovviamente verifica dei requisiti necessari.

Come funziona la possibilità della pensione anticipata: divieto di cumulo con altri redditi

Chiariamo che la possibilità di andare in pensione con la quota 100 e quindi in anticipo rispetto alla normale pensione di vecchiaia è e resta una scelta volontaria. Secondo le prime stime questa iniziativa dovrebbe interessare circa 380mila lavoratori per quanto riguarda il 2019, e di questi quasi 150mila sono dipendenti pubblici. Va anche ricordato che l’uscita anticipata dal mondo del lavoro comporterà un abbassamento dell’assegno della pensione che in alcuni casi potrà essere anche del 25% in meno. Inoltre chi sceglie questa opzione non potrà cumulare l’assegno con redditi da lavoro.

Tagli alle pensioni d’oro

Una parte importante della riforma fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle è quella dei tagli alle pensioni più alte, le cosiddette pensioni d’oro. E’ previsto in tal senso  il ricalcolo degli assegni oltre 4.500 euro con il sistema contributivo che dovrebbe portare ad un sensibile abbassamento dell’assegno mensile.

Pensioni, opzione donna: la norma è prorogata

Prorogata l‘Opzione donna, quella norma introdotta per la prima volta da Maroni nel 2004 e poi ripresa dalla Fornero nel 2011 che permette alle donne di andare in pensione con 58 anni di età, se lavoratrici dipendenti, o 59 anni di età, se autonome, e 35 anni di contributi versati.

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