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Morto Luigi Agnolin
(Getty Images)

Il mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di Luigi Agnolin, arbitro storico della Serie A italiana nonché Commissario straordinario dell’Associazione italiana arbitri.

Luigi Agnolin, storico arbitro della Serie A eletto arbitro internazionale nel 1978, è morto quest’oggi a 75 anni. A dare la notizia della tragica scomparsa del direttore di gara è stata l’Aia (Associazione italiana arbitri) del quale faceva ancora parte in qualità di Commissario straordinario. Appassionato di calcio sin da giovane età, Agnolin ha deciso di diventare direttore di gara nel 1961. Dopo anni di gavetta nelle serie minori, ha esordito in Serie A nel 1973 dirigendo un Fiorentina-Cagliari finita 3-0 per i padroni di casa. Nella massima serie ha diretto 226 gare, durante le quali aveva avuto l’onore di dirigere campioni del calibro di Rivera, Platini, Falcao, Maradona e Rumenigge.

Gli bastarono 5 anni di militanza nella Serie A italiana per essere notato a livello mondiale, nel 1978, infatti, divenne arbitro internazionale e nel 1986 (anno della vittoria mondiale dell’Argentina di Maradona) rappresentò l’italia in Messico. L’onore di arbitrare ad un mondiale si è ripetuto 4 anni più tardi per Italia ’90. Ritiratosi dopo quell’esperienza, ricoprì il ruolo di commissario della Can C per 2 anni, quindi lasciò l’associazione. Nel 2006, dopo i fatti di ‘Calciopoli‘, venne eletto Commissario straordinario dell’associazione arbitri.

Morte Luigi Agnolin: “Arbitrare? Una scelta di vita”

Arbitro in un’epoca in cui la televisione e le telecamere erano ancora agli albori nel mondo del calcio, Agnolin amava la sua professione e basava le sue scelte sia sulla competenza che sulle emozioni. In una recente intervista aveva spiegato che il lavoro di arbitro era una scelta di vita, una passione: “Arbitrare? Indubbiamente è stata una scelta di vita. Mi ha portato a valutare una professione lavorativa congeniale all’arbitraggio, quella di insegnante di educazione fisica”. Sulla tecnologia era favorevole, ma ricordava sempre che il polso della situazione, il giudizio in campo, era compito esclusivo dell’arbitro: “Gli arbitri dirigono la partita, tenendo conto di tutto ciò che accade in campo, anche dello stato emotivo del momento: sensazioni che le telecamere non riescono a cogliere”.

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