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(Websource)

Tra le vittime di Genova ci sono due operai ed un dipendente Amiu riferisce: “La rimessa negli ultimi anni è stata colpita da ferro che cadeva dal viadotto”.

Fra le vittime accertate del crollo del Ponte Morandi di Genova ci sono anche 2 uomini che stavano lavorando nel deposito di Amiu, il quale è rimasto totalmente schiacciato nel crollo. Bruno Casagrande, 57 anni, e Mirko Vicini, di 31 anni, erano due lavoratori stagionali dell’azienda ambientale del Comune di Genova e si trovavano dentro il capannone della ‘Fabbrica ecologica’ travolto da uno dei piloni crollati. Paolo Patrosino, dipendente di Amiu, vicecoordinatore della Rsu e delegato Usb ha raccontato sulla pericolosità già manifesta del ponte: “La rimessa di Campi negli ultimi due anni è stata colpita da pezzi di ferro che cadevano dal viadotto, tanto da far mettere reti di protezione e struttura fatta da impalcature come protezione”.

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La tragedia annunciata causata dal crollo del Ponte Morandi di Genova ha coinvolto anche gli operai di Amiu

Le vittime accertate del crollo del Ponte Morandi di Genova sono 39, secondo gli ultimi dati diramati dal Viminale, ma si cerca ancora sotto le macerie nella speranza di ritrovare in vita gli ultimi dispersi. Sono 7 i corpi senza vita cui non è ancora stata confermata l’identità ed ancora molti dispersi. Bruno Casagrande, 57 anni, residente a Genova, era un lavoratore precario di Amiu, azienda ecologica del Comune, ed è stato ritrovato senza vita fra le macerie della struttura. Il suo collega, Mirko Vicini, di 31 anni ed anche lui residente nel Ponente genovese e lavoratore stagionale, risulta ancora ufficialmente disperso ma si trovava con Bruno Casagrande nel capannone della ‘Fabbrica ecologica’ travolto da uno dei piloni crollati.

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Riguardo il crollo Paolo Patrosino, dipendente di Amiu e collega dei due uomini uccisi da esso, ha voluto rivelare: “Due miei colleghi fanno parte delle vittime accertate fino a questo momento. […] Ancora non riusciamo a spiegarci e a capire ciò che è successo, la nostra parte razionale non lo accetta. Le nostre rimesse sono tutte sotto i viadotti ed ora mi rendo conto di come e quanto la nostra categoria sia tenuta in considerazione. La rimessa di Campi negli ultimi due anni è stata colpita da pezzi di ferro che cadevano dal viadotto in questione, tanto da far mettere oltre alle reti di protezione una struttura fatta da impalcature come protezione che obbligasse ad un solo punto il transito di mezzi e lavoratori”. 

Marta Colanera