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La 18enne Eleonora Bottaro, di Bagnoli, in provincia di Padova, ammalatasi di leucemia si era rifiutata di sottoporsi alla chemioterapia ed è morta il 29 agosto 2016. I suoi genitori sono ora sotto inchiesta con l’accusa di omicidio colposo.

I genitori della 18enne Eleonora Bottaro, dovranno presentarsi al processo che li vede imputati con l’accusa di omicidio colposo perchè non intervennero quando la ragazza, malata di leucemia decise di rifiutare le cure chemioterapiche prescritte dal medico curante. Secondo l’ipotesi della Procura, la scelta della ragazza era stata instillata in lei dai genitori, che non credono nella medicina tradizionale. I genitori di Eleonora, Lino Bottaro e Rita Benini, si difesero dall’accusa già a dicembre scorso quando, accusati di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento, il Gup di Padova sentenziò che “il fatto non sussisteva”.

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I genitori della 18enne che rifiutò le cure chemioterapiche dovranno difendersi presso la Corte d’Appello

I genitori di Eleonora saranno, quindi, ancora una volta sotto processo con l’accusa che la Procura ha presentato nel ricorso accolto dalla Corte d’Appello di Venezia. La Corte si è pronunciata per un rinvio a giudizio per Lino Bottano e Rita Benini che dovranno difendersi dall’ipotesi di reato di omicidio colposo aggravato. L’appello avrà inizio il 25 ottobre prossimo ed i due genitori saranno sotto accusa perchè, secondo la Procura, essendo entrambi seguaci di un metodo curativo che rifiuta la chemioterapia come cura per il cancro e, dunque, contro tutto ciò che la medicina ufficiale indica come terapia per una neoplasia importante come la leucemia che aveva colpito Eleonora Bottaro. L’ipotesi di reato vuole dimostrare che i due genitori, seguaci del metodo del medico tedesco Rike Geerd Hamer, abbiano influenzato la figlia tanto da portarla ad una scelta non pienamente consapevole. Già quando i due genitori dimisero Eleonora, contro il parere medico, dalla struttura ospedaliera che l’aveva in cura Lino Bottaro e Rita Benini vennero privati della patria potestà.

Marta Colanera