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Omicidio Yara Gambirasio, svolta clamorosa: Dna di una terza persona sul corpo

Il caso sull’omicidio di Yara Gambirasio potrebbe essere arrivato ad una svolta, noto luminare della genetica forense sostiene che sul corpo della ragazza ci fosse il Dna di un’altra persona.

Condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti non ha mai ammesso di aver compiuto il crimine per il quale è stato prima accusato e poi condannato. Lo scorso anno aveva chiesto ai suoi legali di avviare un procedimento alla Corte d’Assise d’Appello nel tentativo di convincere i giudici che lui non fosse il colpevole, ma anche in quella occasione le prove presentate dai legali difensori dell’operaio di Mapello non sono state sufficienti a convincere il Tribunale di un possibile errore nelle indagini.

In favore della tesi difensiva è intervenuto, su richiesta dei legali difensori, il padre della genetica forense Peter Gill, professore universitario con cattedra ad Oslo ritenuto il maggior esperto nell’esame del Dna sulle scene del delitto, che in occasione del processo d’Appello aveva dichiarato: “oltre al Dna nucleare di Massimo Bossetti e al Dna mitocondriale di Yara c’era per forza il mitocondriale di una terza persona”.

Peter Gill conferma la presenza di un terzo Dna sul corpo di Yara

Intervistato dalla troupe di ‘Unknown 1‘ che si sta occupando di ricostruire il caso giuridico legato alle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa nel novembre del 2011 e ricomparsa esattamente 3 mesi dopo, il professor Gill ha ribadito quanto sostenuto nel corso del processo di secondo grado ai danni di Bossetti sulle incongruenze riscontrate sugli esami del Dna presentate dai legali dell’accusa, concludendo che ci doveva necessariamente essere una terza persona. Il prossimo 12 ottobre comincerà il processo dinnanzi alla Corte di Cassazione, possibile che la testimonianza del luminare abbia condotto a nuove prove sull’indagine che permettano l’assoluzione di Bossetti? Non resterà che attendere il processo e capire se la tesi esposta dall’operaio di Mapello e dai suoi legali, ovvero che qualcuno avrebbe posto tracce del suo dna sul corpo della vittima, verrà giudicata plausibile o meno.