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governo cottarelli
(ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

In queste ore, si fanno supposizioni su quale sarà il governo presieduto da Carlo Cottarelli: chi saranno i possibili ministri e i favorevoli al voto di fiducia.

Nelle scorse ore, l’economista Carlo Cottarelli si è recato al Quirinale dove ha ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’incarico di Presidente del Consiglio, accettandolo con riserva. Queste le prime parole di Carlo Cottarelli dopo l’incarico: “Se il parlamento mi concederà la fiducia prepareremo una legge di bilancio per il 2019, approvata la quale andremo nuovamente ad elezioni, se la fiducia non la otterremo andremo ad elezioni anticipate a settembre”.

Lo scenario è cambiato ieri dopo la rinuncia all’incarico da parte del professor Giuseppe Conte e la presa di posizione del presidente Mattarella. Cottarelli, dunque, lavorerà nelle prossime ore nella formazione di una squadra di governo tecnico, che dovrebbe avere natura transitoria, traghettando l’Italia verso le più imminenti scadenze e verosimilmente consentendo nel frattempo l’approvazione di una nuova legge elettorale.

I possibili ministri del governo Cottarelli

In queste ore, dunque, si fanno i nomi della probabile squadra di governo che Cottarelli presenterà al presidente Sergio Mattarella e poi – eventualmente – alle Camere dove chiederà la fiducia. Tra i papabili, gli unici che hanno già avuto esperienza di governo sono Paola Severino, la prima donna ministro della Giustizia, tra il 2011 e il 2013, ai tempi del governo Monti, e l’ex presidente Istat, Enrico Giovannini, che è stato ministro del Lavoro tra il 2013 e il 2014.

Si fa poi il nome di Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione. Altro nome che circola in queste ore è quello del prefetto Paolo Tronca, noto soprattutto per essere stato commissario straordinario del Comune di Roma tra il 2015 e il 2016. Altro volto noto è Anna Maria Tarantola, per trent’anni in Banca d’Italia, della quale divenne direttrice nel 2009. Si parla poi di Lucrezia Reichlin, figlia di Alfredo Reichlin, ex deputato di PCI e PDS, e di Luciana Castellina, fondatrice de il manifesto e anch’essa deputata. In lizza anche il giurista Alessandro Pajno, attuale presidente del Consiglio di Stato, e infine Elisabetta Belloni, nome peraltro emerso nelle scorse settimane come possibile presidente del Consiglio di un governo tecnico.

Chi voterà la fiducia al governo Cottarelli

Difficilmente però un governo Cottarelli dovrebbe ottenere la fiducia: non avrebbe i voti di Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia. Oggi poi anche Forza Italia ha annunciato: “E’ inevitabile e urgente ridare la parola agli elettori. Gli italiani devono poter tornare al più presto alle urne, sanando con il voto una crisi politica e istituzionale senza precedenti. E’ evidente quindi che non voteremo un eventuale governo Cottarelli”, ha scritto Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato. In precedenza si era detto possibilista l’ex ministro Renato Brunetta, mentre Matteo Salvini aveva in sostanza spiegato che se Forza Italia sosterrà un governo Cottarelli sarebbe la fine dell’alleanza.

In pista resta solo l’ipotesi di un appoggio del Pd, dunque, che attraverso il suo segretario reggente Maurizio Martina parla di ‘passaggio drammatico’ e a ‘Che tempo che fa’ rileva: “Ho sentito delle parole incredibili. Consiglierei a Di Maio e a Salvini di misurare le loro parole. Gli attacchi al presidente della Repubblica sono inauditi, Mattarella ha garantito i diritti degli italiani. Salvini ha preso il 17% alle elezioni, non può fare il padrone dell’Italia”.

Sul tema è intervenuto l’ex premier Matteo Renzi, consigliando il suo partito: “Rimettiamoci in gioco, tutti insieme. E salviamo l’Italia, i suoi risparmi, i suoi valori. Il suo futuro”. Renzi non ha dubbi: “Si andrà molto presto alle Elezioni, frutto dell’incapacità di governare di Lega e Cinque Stelle”. Secondo l’ex segretario, “il Pd non deve perdere neanche un secondo a litigare, ma offrire un’alternativa credibile. Repubblicana”. Renzi nella sua e-news ha concluso con una battuta: “Tutto nasce con Salvini che scrive su Facebook ‘Sono davvero arrabbiato’ e Di Maio si affretta a mettere il ‘Mi piace’. Più che la Terza Repubblica, questi due sembrano in terza media”.

A cura di Gabriele Mastroleo