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terrorismo a Napoli

L’Italia torna a tremare per l’allarme terrorismo. Stavolta a Napoli, dove è stato arrestato un cittadino del Gambia, arrivato in Italia con richiesta d’asilo, con il sospetto che sia un pericoloso terrorista kamikaze. L’uomo è stato fermato nel corso di un’operazione congiunta di Digos e Ros per il reato di terrorismo internazionale di matrice islamica. A quanto risulta dalle prime indagini, nelle intenzioni del presunto terrorista arrestato a Napoli ci sarebbe il progetto di un attentato, che a questo punto potrebbe essere stato sventato. Le indagini coordinate dalla Procura stanno facendo emergere alcuni dettagli sulla questione. A quanto pare l’uomo aveva chiesto asilo politico, ma la sua pratica era ancora oggetto di valutazione. Per ora le Forze dell’Ordine hanno tratto in arresto il potenziale terrorista catturato a Napoli e oggi stesso hanno convalidato l’arresto. C’era grande attesa per la conferenza stampa del procuratore Melillo, prevista per le 11.30, che ha svelato alcuni dettagli importanti in merito alla questione.

Terrorista arrestato a Napoli: come è stato scoperto dalla Polizia

Emergono nuovi dettagli sul presunto terrorista che è stato arrestato a Napoli e indagato per sospetti di possibili attentati. L’uomo si chiama Alagie Touray, è nato in Gambia il 10 dicembre del 1996 ed era ospite nel centro di accoglienza per migranti di Pozzuoli. Nel corso degli interrogatori, Touray avrebbe ammesso di aver curato personalmente la registrazione di un video nel quale giurava fedeltà ad Al Baghdadi. Ha dichiarato inoltre di aver avuto via Telegram una richiesta piuttosto specifica: doveva lanciare un’automobile contro la folla”. Alagie Touray però ha anche aggiunto di non aver mai avuto intenzione di proseguire col suo progetto terrorista contro l’Italia. Il fermo è scattato il 20 aprile ed è stato convalidato dal giudice che ha emesso ordinanza cautelare. Lo ha spiegato il procuratore di Napoli Giovanni Melillo in un incontro al quale prendono parte anche il capo della polizia Franco Gabrielli e il comandante interregionale dei carabinieri Vittorio Tomasone. Nel corso della conferenza stampa, comunque, il procuratore Melillo ha invitato a non enfatizzare l’episodio, elogiando poi il lavoro delle forze dell’ordine che hanno partecipato alla cattura. Si può presumere che l’atto terroristico in Italia sarebbe stata l’iniziativa isolata di una sola persona e non di una vera e propria cellula.