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Frattura divide in due il Kenya e l’Africa: terrore negli abitanti del posto, la parola ai geologi.

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(Photo credit should read TONY KARUMBA/AFP/Getty Images)

La situazione in Kenya sembra apocalittica e non fa sperare, ovviamente, in niente di buono. In queste ultime ore è arrivata la notizia, infatti, che una frattura gigantesca lunga 10 chilometri e profonda quasi 20 metri, si è aperta nella Rift Valley, nel sud-ovest del Kenya. La terra in questa particolare area del mondo si è letteralmente spaccata, come se il continente africano si stesse dividendo in due parti. La causa all’origine di questa frattura sembrano essere le continue piogge, terremoti e alluvioni che hanno messo a dura prova il terreno e che hanno dato “il via”, se così si può dire, a questa tremenda faglia che sta spezzando il Kenya in due parti e sono in molti a temere che la faglia possa ampliarsi ancora di più sia in profondità che in larghezza.

Come leggiamo sui principali lanci delle agenzie del mondo sono stati tantissimi gli abitanti del luogo che hanno visto letteralmente al terra aprirsi sotto i loro piedi. L‘autostrada che collega Nairobi, la Capitale, a Narok, ad esempio, è stata tagliata in due e moltissime case sono state demolite. Il tutto poi è avvenuto in uno dei momenti più critici per il Kenya, la stagione delle piogge. A chi si sta chiedendo come si possa fare per “prepararsi” in anticipo all’eventuale ampliamento della faglia, la risposta non è semplice perchè la spaccatura, come si vede dai primi rilievi, non corre in modo “diritto”, ma prende pieghe inaspettate che potrebbero quindi portare ad una spaccatura anche a molti chilometri dal punto di inizio e soprattutto in qualsiasi direzione.

La popolazione del Kenya, ovviamente, è terrorizzata e non sa come reagire davanti alla terra che, letteralmente viene a mancare da sotto i piedi. Questi spostamenti della crosta terrestre, come raccontano i geologi, sono difficili da prevedere e soprattutto non si possono fermare: fanno parte, in qualche modo della normale evoluzione della Terra. La placca somala, sottolineano i geologi, si sta oggettivamente allontanando da quella nubiana in modo anche molto veloce (si parla comunque di circa 7 mm all’anno) ed è un processo che non si fermerà mai ed è cominciato circa 25 milioni di anni fa.