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Il lago scomparso sui Monti Sibillini per colpa della siccità

giovedì, 31 agosto 2017

lago scomparso

Lago di Pilato prosciugato dalla siccità (Foto di Roberta Censori, 9 agosto 2017. Camoscio Sibillini)

Un lago scomparso sulla catena dei Monti Sbillini, nelle Marche. Si tratta del famoso Lago di Pilato, situato sul Monte Vettore. Le sue acque si sono prosciugate per colpa della siccità.

Il lago scomparso sui Monti Sibillini

Il Lago di Pilato è un lago montano di altura, situato a 1.941 metri sul livello del mare, ai piedi della cima del Monte Vettore, sulla catena e Parco nazionale dei Monti Sibillini. È conosciuto anche come “il lago con gli occhiali”, per i suoi due vasi che nei periodi di maggiore presenza di acqua sono collegati da una striscia d’acqua che conferisce loro la curiosa forma di un paio di occhiali. Il Lago di Pilato è situato nel territorio delle Marche, in provincia di Ascoli Piceno, e sorge in uno stretto altopiano del massiccio del Vettore, compreso tra la cima del Monte Vettore (2476 m), la Cima del Redentore, Cima del Lago e il Pizzo del Diavolo. A ovest, al di là delle montagne si trovano Castelluccio di Norcia e la sua piana, mentre più a valle a Sud-est c’è Arquata del Tronto.

Questi luoghi sono stati pesantemente colpiti dai terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre 2016, con vittime, danni gravissimi ai centri abitati e perfino una profonda a lunga spaccatura orizzontale sul Monte Vettore. Durante l’inverno sulla zona sono cadute abbondanti nevicate che hanno paralizzato molti comuni e ora in estate la siccità. Quest’ultima, che ha colpito tutta Italia, è stata fatale anche per il Lago di Pilato, conosciuto anche come “il lago con gli occhiali”, per i suoi due vasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua.

Lago di Pilato (iStock)

Il Lago di Pilato da sempre ha un ecosistema molto particolare e delicato. È alimentato dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi, che ne ricoprono la superficie per buona parte dell’anno. Le dimensioni e la portata d’acqua del Lago dipendono dunque dalle precipitazioni. La sua profondità massima è di circa 9 metri. Il Lago di Pilato è uno specchio d’acqua di origine glaciale di tipo alpino, uno dei pochi e dei più preziosi degli Appennini. La caratteristica particolare del lago è quella di ospitare un piccolo crostaceo rosso endemico, il Chirocefalo del Marcheson di appena 9-12 millimetri, che nuota col ventre rivolto verso l’alto. Questo minuscolo crostaceo è esclusivo di questa zona e prende il nome da da Vittorio Marchesoni, direttore dell’Istituto di Botanica dell’Università di Camerino, che lo scoprì nel 1954.

Per proteggere il chirocefalo è assolutamente vietato fare il bagno nel Lago di Pilato e bisogna mantenersi ad una distanza di almeno 5 metri dalla riva, per evitare di calpestare le uova deposte tra le rocce in secca.

Ora purtroppo il Lago di Pilato è un lago scomparso, evaporato per colpa della siccità che dalla primavera all’estate ha colpito duramente questa zona e delle alte temperature. Il lago è stato monitorato in questi mesi estivi. Le piogge rispetto agli altri anni sono state del 60-70% in meno.

Il presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche, Pietro Farabolini spiega: “Considerando che i Laghi di Pilato devono la loro alimentazione esclusivamente alle precipitazioni piovose e alla fusione del manto nevoso stagionale, la carenza idrica legata alla persistenza del periodo siccitoso rappresenta l’unica causa della scomparsa degli occhiali”. Per il geologo “è improbabile che esistano inghiottitoi e canali carsici sotterranei”, vista la natura glaciale dell’area e lo spessore dei depositi detritici.  Osservando i massi e detriti caduti dalle pareti circostanti, e depositati all’interno dei laghetti, se ne deduce che “la sequenza sismica ha esclusivamente aumentato lo spessore dei depositi di detriti della valle”, probabilmente “sollevando” il livello di base dei laghetti, che sono circa un metro più in alto rispetto al vecchio livello di base. Una circostanza che fa ipotizzare che al di sotto dei detriti possano esserci “lenti e/o lingue di ghiaccio che consentirebbero comunque la persistenza della forma glaciale e soprattutto garantirebbero condizioni di umidità fondamentali” per la sopravvivenza del Chirocefalo del Marchesoni. Nei mesi scorsi, l’Ente Parco dei Sibillini ha assicurato che il crostaceo esiste ancora, e che le sue larve possono adattarsi a forti stress stagionali e sopravvivere a situazioni di siccità anche prolungate per anni.

Dunque non tutto è perduto per il Lago di Pilato, che potrebbe tornare con le prossime piogge e con i due specchi d’acqua anche il piccolo crostaceo. Del resto non è la prima volta che il lago si prosciuga, era accaduto anche nel 1990 ma in quell’occasione a causa della poca neve caduta in inverno.

VIDEO: il Lago di Pilato

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