Blackface, che cos’è e perché è considerato razzismo

Blackface, ecco perché dipingersi la faccia bianca di nero è una mancanza di rispetto profondamente razzista.

Dopo la tremenda figuraccia di Di Maio quest’estate e i molteplici episodi a Tale e Quale Show, in Italia si è finalmente iniziato a parlare di blackface. Il discorso ha ottenuto l’attenzione pubblica sopratutto dopo che Ghali, giovane rapper italiano con genitori tunisini, è stato “copiato” durante il talent show di Carlo Conti in modo davvero imbarazzante. Sergio Muniz, per assomigliare a Ghali, ha tentato di indossare abiti simili a quelli del rapper e si è pitturato la faccia con un autoabbronzante. Per capire la gravità del gesto basterebbe informarsi adeguatamente sulla storia del razzismo: nel 19esimo secolo, in tempi coloniali e di schiavismo, negli Stati Uniti (ma non solo) attori bianchi caucasici si dipingevano la faccia con il trucco nero per imitare e prendere in giro i neri, usando stereotipi pesanti e molto offensivi a “scopo umoristico”.

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Blackface, ecco perché è un gesto da non ripetere

Come spiega bene il sito d’informazione online The Vision, fingersi neri per un giorno, che sia per una festa in maschera, carnevale, o un ridicolo talent show, è sempre una presa in giro nei confronti di chi è nero 24 ore su 24, con tutto ciò che ne deriva: aggressioni fisiche e verbali, micro-aggressioni giornaliere, luoghi comuni, stereotipi e commenti fuori luogo sul colore della propria pelle o sulla provenienza.

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Essere neri non è facile, per via della società ancora troppo ignorante e razzista, per cui dipingersi la faccia bianca di nero è una vera e propria mancanza di rispetto. Ma in Italia si cerca sempre una via di fuga per non affrontare un problema.