Diego Maradona, il ricordo di Di Maio: “E’ stato il calcio”

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha condiviso il proprio ricordo di Diego Maradona sulle pagine del quotidiano Leggo.

Ricordare Diego Maradona come il più grande calciatore di tutti i tempi è forse riduttivo. El Pibe de oro è stato indubbiamente un calciatore fuori parametro, capace di inventare giocate che prima di lui non facevano parte nemmeno dell’immaginario collettivo. Ma ciò che rese speciale Diego è stato ciò che ha rappresentato fuori dal campo. In Argentina si parlava di lui quando era solamente un bambino e stupiva gli spalti con i palleggi a bordo campo. Prima di lui una cosa del genere non era mai successa.

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Diego era espressione del pueblo, dei quartieri più poveri d’Argentina, di quelle persone che stentavano ad arrivare a fine mese. Sin da giovanissimo, dunque, è stato il simbolo della rivalsa di chi nella società è messo ai margini. Maradona non ha mai dimenticato le sue umili origini e in campo scendeva sì per divertirsi, ma anche per fare felici le persone sugli spalti. La vittoria è arrivata prima in Argentina, con il Boca Juniors, quindi con l’Argentina, in un mondiale, quello del Messico, in cui le sue giocate (il gol con l’Inghilterra è ancora il più bello della storia del calcio) sono diventate legenda.

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Diego Maradona, il ricordo di Di Maio: “Non è stato semplicemente il più forte della storia”

Non è un caso se Diego Maradona si è consacrato nell’olimpo del calcio internazionale a Napoli. Nella città campana ha ritrovato molto della sua Argentina, dal calore dei tifosi, alla fame di rivalsa, dalla povertà alla gioia di vivere. Il dieci argentino in quel periodo si è fatto capo popolo di un’intera città, diventandone l’uomo simbolo dentro e fuori dal campo. Diego ha abbracciato al 100% la napoletanità, facendosene portatore nello scontro contro le potenze del nord Italia. I due Scudetti, la Coppa Italia e la Coppa Uefa sfiorata sono solo la sublimazione di un percorso di riscatto iniziato e culminato con Maradona.

Solo comprendendo questo legame, si comprende il perché i napoletani idolatravano e idolatrano ancora oggi il campione argentino. Quelle sensazioni le ricorda bene il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sebbene avesse solo 4 anni quando il Napoli vinse il suo secondo Scudetto. In una lettera pubblicata su Leggo, Di Maio ricorda quelle sensazioni che accomunano ogni napoletano:

” Diego Armando Maradona non è stato solo il più forte calciatore di sempre. Maradona è stato il calcio. Qualcuno ha scritto che Dio ha chiamato la sua mano.
Alla notizia della sua morte sono ripiombato nella mia infanzia. Un labirinto di corpi e voci che ci cullavano, noi tutti. I ricordi non possono essere nitidi. Dopo i festeggiamenti per il secondo scudetto del Napoli avevo quattro anni. Ma quell’atmosfera che Diego si trascinava dietro non ci ha mai abbandonato. Resta impregnata nei nostri corpi, nei sorrisi, nei dolori. Esultanze, speranze e voglia di riscatto si mescolavano, trasmettendo una nuova energia e tutta la napoletanità. I ricordi sfocati sono proprio i più emozionanti, perché ti sforzi di mettere a fuoco sensazioni che ancora non conosci. E per me sono legate a Maradona, la cui presenza era sempre lì che aleggiava tra pranzi, ritrovi di famiglia e i giochi tra bambini. Un personaggio dal sapore fiabesco, che ha saputo tramutare il calcio in arte e rendere lo sport cultura popolare”.