Monza, gli ospedali sono al collasso: “Ora Codogno siamo noi”

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Monza ha lanciato un grido d’allarme alla Regione chiedendo aiuto con i pazienti.

Da venerdì scorso la Lombardia è tornata in lockdown. La regione del nord Italia, infatti, è una di quelle inserite nella zona rossa e dunque una di quelle costrette ad osservare una quarantena simile a quella vissuta a marzo e aprile. D’altronde proprio in Lombardia si registrano da settimane il maggior numero di casi e di decessi. Se la curva epidemiologica continuasse a salire ci si troverebbe nelle stesse condizioni della scorsa primavera.

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L’epicentro della pandemia in questo autunno è cambiato. Se a marzo e aprile la zona maggiormente colpita era quella del lodigiano e quella di Bergamo, adesso il maggior numero di casi lo si trova a Milano e nella Brianza. Domenica l’ordine dei medici ha chiesto al governo un lockdown generalizzato per poter contrastare efficacemente la seconda ondata. Una richiesta a cui il governo spera di non essere costretto ad assolvere.

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Monza, ospedali al collasso: “Siamo la nuova Codogno”

L’emergenza è divenuta pressante in particolar modo in Brianza, dove gli ospedali sono in una situazione di grave emergenza. A lanciare l’appello è stato Mario Alparone, direttore generale dell’azienda sanitaria che gestisce il San Gerardo e l’ospedale di Desio. Il dirigente sanitario ha infatti spiegato: “La capacità di mantenere attivo un ospedale dipende dall’equilibrio tra entrate e uscite di pazienti. Questo equilibrio da circa una settimana è stato progressivamente compromesso”.

Alparone spiega come Monza sia diventata “la nuova Codogno” a causa dell’alto numero di personale sanitario contagiato: sono ben 340 i medici e gli infermieri in isolamento poiché positivi al Coronavirus. Il dirigente ha già fatto richiesta d’aiuto alla Regione: “Serve l’intervento dell’Esercito e della Protezione civile, servono forze esterne, l’ho chiesto alla Regione: adesso l’epicentro della pandemia siamo noi”. Spera nel frattempo che gli altri ospedali della Lombardia gli diano una mano con i pazienti, permettendogli di liberare posti letto per i nuovi contagiati.