Marco Erittu, chi è l’uomo ucciso in carcere per strangolamento: cosa è successo

Marco Erittu fu trovato senza vita nel 2008 in una cella del carcere di San Sebastiano a Sassari. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

L’omicidio di Marco Erittu sarà al centro della seconda parte di “Un giorno in pretura”, il programma di Roberta Petrelluzzi in onda stasera in prima serata su Rai3. Era il 2007 quando il detenuto morì dietro le sbarre del carcere di San Sebastiano a Sassari, ucciso per strangolamento con una coperta. Ripercorriamo insieme la tragica vicenda.

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L’identikit di Marco Erittu

La morte di Marco Erittu fu inizialmente archiviata come suicidio, ma qualche anno dopo, nel 2011, il detenuto Giuseppe Bigella confessò spontaneamente di aver partecipato al suo omicidio. L’uomo, in carcere per aver ucciso a coltellate una gioielliera durante una rapina, ha ammesso di aver ucciso Erittu con la complicità di Nicolino Pinna e su commissione di Pino Vandi. Non solo: ha anche fatto il nome l’agente penitenziario Mario Sanna.

A distanza di anni la Corte d’appello di Sassari ha condannato all’ergastolo Vandi, Pinna e Sanna per l’omicidio di Erittu. A giudizio sono finiti anche gli agenti penitenziari Giuseppe Sotgiu e Gianfranco Faedda con l’accusa di favoreggiamento, ma il tribunale li ha assolti in primo grado. La sentenza è stata accolta con grande disperazione dall’agente Sanna, che in aula ha dichiarato: “Io sono innocente dottoressa. Sono innocente. Nella mia vita ho fatto solo del bene. Queste sono calunnie. Calunnie gratuite. Io ho girato tutta l’Italia combattendo contro i malavitosi e questo è il premio”.

Anche Pinna si è sempre dichiarato estraneo ai fatti: “Conoscevo bene Erittu, siamo cresciuti assieme, era un mio amico, ed ero amico di tutta la sua famiglia. Io non sono un violento, non sono mai stato condannato per atti di violenza. Dopo il carcere mi stavo rifacendo una vita, e adesso ho perso tutto. Avevo aperto un bar, e ho dovuto svenderlo, ho perso la mia famiglia. Ho perso tutto”. Il caso fa ancora discutere.

EDS