Mamma infuriata con la scuola: “Hanno chiesto a mia figlia di descrivere pratiche perverse”

Una mamma ha perso la ragione quando ha visto il compito in casa assegnato alla figlia 11enne: doveva descrivere pratiche sessuali non usuali.

Si può avere dei dubbi su quando sia giusto cominciare l’educazione sessuale degli studenti nelle scuole. Probabilmente sarebbe più appropriato fare apprendere simili nozioni alle scuole medie, tuttavia non si può negare che fornire simili informazioni è utile affinché non compiano scelte errate e siano preparati ai pericoli che li attendono anche in rete. In Italia l’educazione sessuale a scuola è materia recente, ma fuori dai confini nazionali (specie negli Usa) esiste già da diverso tempo.

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Non di rado questi insegnamenti sono stati oggetto di discussione tra famiglie che per motivi religiosi ritengono inadeguati determinati insegnamenti. In questi casi si tratta di una divergenza sulla questione “orientamento sessuale” più che per l’insegnamento dell’anatomia e della meccanica riproduttiva. Recentemente, però, a far discutere è stato proprio il contenuto delle nozioni su cui gli studenti avrebbero dovuto cercare degli approfondimenti.

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Mamma infuriata con la scuola: “Non riesco ad immaginare lo shock di mia figlia se avesse visto certe immagini”

A denunciare l’accaduto sui media britannici è stata la mamma di una bambina di 11 anni che frequenta la Archbishop Sentamu Academy ad Hull (Inghilterra). Per caso la signora Taylor, madre anche di due adolescenti, ha dato un’occhiata al compito in classe della figlia e si è trovata di fronte a qualcosa che l’ha sconvolta. Veniva chiesto agli studenti di descrivere la pornografia e tutte le sue declinazioni, comprese pratiche perverse ed altre addirittura violente: “Mia figlia è ancora una bambina, gioca ancora con gli elfi magici, la sua stanza è tutta a tema ‘My Little Pony‘. E’ ingenua e innocente”.

Informarsi su simili contenuti sessuali, dunque, l’avrebbe portata a vedere immagini che potevano sconvolgerla: “Ha 11 anni, dovrebbe fare attenzione al pericolo estranei e a non condividere informazioni personali sul web, ma la mutilazione è un’altra cosa. Le veniva chiesto di parlare di circoncisione genitale e breast ironing… di cui nemmeno io conosco il significato”. La donna ha contattato la scuola per dire che la figlia non avrebbe eseguito il compito ed ha riferito al dirigente scolastico di essere “disgustata” dal contenuto richiesto. La sua indignazione è condivisa da tantissimi altri genitori.

Dato il disappunto generale, causato dal compito, dalla scuola si scusano e fanno sapere: “Sono sinceramente dispiaciuto – dice il preside – se genitori o studenti hanno cercato una di queste frasi su internet o per qualsiasi altro tipo di offesa. Ho chiesto che i futuri materiali di questo genere abbiano un chiaro avvertimento, assicurando che ogni studente e genitore sia informato su ogni contenuto potenzialmente sensibile”.