La rettrice della Scuola Sant’Anna: “Ecco come sconfiggere il Coronavirus”

Competenze, capacità, saperi: secondo Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sono questi gli strumenti per risollevare l’Italia colpita dal Coronavirus.

“Le nostre misure costituiscono il punto di partenza per il primo periodo di rientro alla Scuola Superiore Sant’Anna, la cui priorità è continuare la sua missione”: così dice la rettrice dell’ateneo pisano, Sabina Nuti. La prestigiosa Scuola Superiore Sant’Anna, un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, è tra i primi atenei in Italia ad aver ripreso – anche se ovviamente in maniera parziale e graduale – alcune delle attività in presenza. Parola d’ordine: “Ripartire nella massima sicurezza”.

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La ricetta di Sabina Nuti per uscire dall’emergenza Coronavirus

Secondo Sabina Nuti, la chiave per risollevarsi dopo queste difficili settimane segnate dall’emergenza Coronavirus sta nell'”impegnarsi nel mettere a disposizione del nostro Paese le proprie competenze e capacità per contribuire a un processo di rilancio economico, sociale e culturale”. A partire dalla ricerca che – spiega la rettrice – “alla Scuola Superiore Sant’Anna non si è mai fermata”, anche se “certamente quella che ha bisogno di laboratori e attrezzature fisiche ha subito una netta riduzione in fase 1”. “Ora – sottolinea – i laboratori sono aperti ma per garantire condizioni di sicurezza abbiamo ampliato gli orari di apertura per evitare affollamenti e ridurre eventuali rischi di contagio. Voglio anche ricordare le iniziative di terza missione, ossia quelle relative al trasferimento tecnologico e che affrontano la sfida dell’’ultimo miglio’, ossia come portare velocemente soluzioni ai problemi impellenti quali, ad esempio, in questa emergenza Covid, la sanificazione degli ambienti per ridurre il rischio contagio”.

“Attingendo a tutta la ricerca che è stata realizzata negli ultimi anni – continua Sabina Nuti -, la nostra ricerca applicata è impegnata in queste settimane a trovare soluzioni innovative e specifiche per esempio per la sanificazione di ambienti ospedalieri con i robot. Molti dei nostri docenti e ricercatori stanno collaborando su varie iniziative. Sono presenti nelle task force governative, supportano i sistemi sanitari regionali con dati e analisi, sono presenti sulla stampa con interventi, hanno messo a disposizione ai docenti e studenti delle scuole secondarie lezioni on line su tematiche relative ai nostri ambiti di ricerca. E stanno progettando, insieme ai robot per la sanificazione degli ambienti, anche nuovi respiratori e mascherine tecnologiche”. Le premesse per fare bene, insomma, ci sono tutte. “Continuare a lavorare nella ricerca che oggi più che mai deve essere il motore della ripresa – conclude l’accademica -. Le competenze , le capacità, I saperi non ci mancano. I nostri ricercatori sono ambiti in tutto il mondo. Mettiamoli al servizio del paese, diamo loro spazio e opportunità”.

EDS